A Milano

La prima volta che sono stato a Milano, nell’aprile del 1952, avevo due anni.

Da bambino, per via della commistione di simpatici legami familiari e del mestiere (al quale ho già fatto riferimento più di una volta) di ferroviere di mio padre, ho frequentato spesso quella città.

Mi sono accorto da qualche anno, anche per romanzi con ambientazione datata,  che alcuni miei ricordi fanno quasi parte della storia.

Come l’insegna di una antica marca di lucido da scarpe che di notte splendeva tutta illuminata sulla facciata di Palazzo Carminati in Piazza Duomo.

O il modello del transatlantico Andrea Doria che era, se rammento bene, a sinistra, salendo, sulla testata dei binari della Stazione Centrale.

Anche aspetti oggi ritenuti scorretti, come le visite allo Zoo.

Poteva capitare di fare una gita a Milano di Ferragosto.

Di escursioni al seguito di mio padre in servizio ho già accennato, almeno qui, se non qui. Come qui ho ricordato il simpaticissimo prozio tassista a Milano.

Sottolineo che allora di sera, se non già di pomeriggio, uscivano dei quotidiani. Fu così che, ripartendo per Ventimiglia (IM) il 6 giugno 1959 (la data l’ho presa da Wikipedia), potevamo leggere della grande vittoria di tappa a Courmayeur e, quindi, in pratica del Giro d’Italia, da parte di Charly Gaul.

Di Via Santa Radegonda, come era un tempo, con case scomparse, come quella da cui mi sembrava di toccare con mano il Duomo, e di come da lì si facesse talora tappa per andare a Gignese sopra Stresa, dirò magari in altra occasione. Il tutto, sempre restando nell’ambito degli anni ’50.

Altre storie da raccontare, invece, da quando ero adolescente ai giorni nostri…

 

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