Come si formò la divisione partigiana Garemi?

Si può correttamente affermare che la Resistenza vicentina fu “egemonizzata” dalle formazioni garibaldine, senza con ciò voler sottovalutare l’importanza delle altre formazioni.
Il Cln vicentino nacque il 20 settembre 1943, formato da rappresentanti di tutti i partiti: Domenico Marchioro e Emilio Lievore per il P.C.I, Segala per il P.S.I.U.P, Ettore Gallo, Mario Dal Prà per il Partito d’Azione, Andrea Rigoni. Dipendeva dal Cln il Comitato militare provinciale (Cmp) ed entrambi riferivano la loro azione al Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia).
Questo primo Cln durò per tutto il 1944, fino a dicembre quando i suoi membri furono quasi tutti arrestati.
Si tenga comunque presente che i primi Cln, locali e provinciali, nascevano come aggregazione di quei gruppi e comitati antifascisti che per primi si erano mossi, in qualche caso già prima del 25 luglio, per dare un’organizzazione all’opposizione al fascismo.
La situazione era, come facilmente comprensibile, in continua evoluzione; pur apparendo semplicistico e riduttivo mi sembra importante offrire un riassunto delle forze resistenziali e delle relative zone d’operazione.
Le prime formazioni partigiane operavano e si erano sapientemente divise il territorio già ad inizio 1944.
A fine guerra si contano 3 divisioni partigiane. Sono la “Vicenza”, la “Monte Ortigara” e la “Garemi“. <23
Un’altra divisione, la “Pasubio”, cesserà di esistere come vedremo prima della fine della guerra.
Era diventata divisione il 10 agosto 1944, avendo superato i 1300 partigiani combattenti, e prese la scelta dell’apoliticità ed indipendenza, non aderendo al Cln, considerandolo un organismo troppo politicizzato. “La nostra formazione sin dai primi faticosi tempi della sua esistenza ha sempre nettamente proclamato e rigorosamente mantenuto la più stretta e scrupolosa apoliticità” si legge nel foglio d’ordini del 18 agosto 1944. <24
La divisione “Pasubio” (che precedentemente veniva chiamata brigata “Vicenza”) era guidata da Giuseppe Marozin, nome di battaglia “Vero”. Combatteva soprattutto nella Valle del Chiampo, ma spesso si trovò a scontrarsi con le altre formazioni partigiane, in particolare quelle della divisione Garemi. Motivo del contendere era proprio il sovrapporsi delle zone d’azione, ma anche l’ atteggiamento autoritario di “Vero”. Il 27 agosto sul monte Faldo il comandante della brigata “Stella” (Alberto Sartori, che aveva sostituito Luigi Pierobon “Dante” fucilato a Padova il 17 agosto 1944), Giuseppe Marozin e Nello Boscagli “Alberto” in rappresentanza del gruppo brigate “Garemi” ebbero un incontro chiarificatore. Questo incontro, così come l’ultimo che tennero prima della fine di agosto, non ebbe esito positivo.
In seguito ai rastrellamenti del settembre 1944 Marozin si trasferirà poi in Lombardia; molti partigiani della “Pasubio” formeranno il nucleo centrale della 6^ brigata “Matteotti”, operante a Milano, mentre gli altri, rimasti in Veneto, si distribuiscono tra la “Garemi”, nella brigata “Stella”, e la divisione “Vicenza”.
Quest’ultima copriva un’area molto vasta. Si può dire che le sue brigate operassero nell’area di pianura in tutta la provincia di Vicenza, fatta eccezione per la zona di Schio che era controllata appunto dalla “Garemi”. Un gruppo partigiano guidato da Antonio Giuriolo “Toni” <25, era presente sull’Altopiano di Asiago (e possiamo seguirne le vicende nel romanzo di Luigi Meneghello, “I piccoli Maestri”).
La zona dove sorsero, si organizzarono e operarono le formazioni partigiane raggruppate nella Divisione Alpina “M. Ortigara” <26 si stende a nord di Vicenza. Inizia nella sua parte meridionale, dal territorio di Caldogno, Vivaro e Povolaro e corre verso nordovest per Villaverla, Marano Vicentino, Centrale, Chiuppano, Caltrano; verso nordest invece partendo da Povolaro corre verso Bassano del Grappa, passando per Montecchio Precalcino, Schiavon e Cartigliano. Comprendeva anche i grossi centri di Thiene, Breganze e Marostica, salendo poi nella zona montagnosa del Brenta fino alla vallata di sinistra dell’Astico.
Come si formò la divisione “Garemi”, della quale anche Bruno Viola faceva parte?
Inizierei ricordando due luoghi. Il primo è Fontanelle di Conco, sull’Altopiano di Asiago. Il secondo sono i monti di Recoaro, Malga Campetto più precisamente. Vediamo di spiegare il perché.
Un primo nucleo di partigiani, poco dopo l’armistizio, si formò proprio alle pendici dell’Altopiano di Asiago. Il gruppo era formato da antifascisti con già una certa “esperienza” alle spalle. Giuseppe Crestani, la cui famiglia era originaria proprio di Fontanelle di Conco, aveva combattuto nell’esercito repubblicano come volontario in Spagna; Ferruccio Roiatti “Spartaco”, friulano, era stato condannato dal Tribunale Speciale e dovette subire il confino alle Isole Tremiti, dove aveva conosciuto anche Tommaso Pontarollo, di Valstagna, terzo componente del gruppo. Il quarto componente era invece il veneziano Alvise Zorzi, “Pirro-Zorzi”.
Questi quattro vennero uccisi per mano di partigiani non comunisti nel dicembre del 1943, in quello che fu un vero e proprio regolamento di conti tra partigiani di differenti orientamenti politici. <27
Il gruppo, in un solo momento privato dei suoi uomini di riferimento, venne colpito da un forte rastrellamento ai primi di gennaio del 1944 che ne decretò la fine dell’attività.
Il secondo luogo cui accennavo prima è invece sui monti di Recoaro, a Malga Campetto. Questa malga, situata a circa 1600 metri di altitudine, nelle vicinanze di Recoaro, diventò il punto di raccoglimento e di organizzazione della Resistenza garibaldina.
Da Cadoneghe, comune in provincia di Padova, arrivarono Raimondo Zanella “Giani” e Romeo Zanella “Germano”. Avrebbero dovuto unirsi al gruppo di Fontanelle di Conco, salvo poi cambiare strategia a causa degli eventi sopra descritti. Entrano in contatto allora con figure “storiche” dell’antifascismo scledense, come i fratelli Domenico e Isidoro Marchioro, Silvano Lievore, Domenico Baron. Nel resto del territorio erano comunque attivi altri gruppi sparsi.
Igino Piva, nome di battaglia “Romero”con l’organizzazione di un piccolo gruppo partigiano (gruppo del Festaro) sui monti di Schio, oppure il gruppo del Masetto con la partecipazione dei giovani di Torrebelvicino. Tra i Tretti e il Novegno si muovevano Giovanni Garbin “Marte” e Germano Baron “Turco”; quest’ultimo fu decorato con la medaglia d’oro al valore militare.
Sui monti e sulle colline di Malo Ferruccio Manea “Tar”, con il fratello Ismene, danno vita a delle formazioni partigiane.
Molti degli antifascisti erano stati inviati a Malga Campetto dal partito comunista di cui facevano parte o dalla delegazione veneta delle brigate “Garibaldi”. “L’iniziativa del gruppo di Malga Campetto perciò può essere attribuita esclusivamente al partito comunista, anche se probabilmente non tutti i componenti del primitivo gruppo ne furono iscritti. L’organizzazione fu sempre comunque in mano al partito, che ne difese il carattere e considerò il gruppo come il suo punto di forza nel Veneto occidentale nella lotta armata contro i nazifascisti.” <28
La “Garemi” era una divisione garibaldina; prendeva il suo nome da Ateo Garemi, militante comunista che aveva collaborato con la Resistenza in Francia per tornare dopo l’8 settembre in Italia e prendere parte ai gruppi gappisti torinesi; a Torino viene catturato e ucciso.
Le motivazioni per cui i reparti garibaldini nel Vicentino assunsero questo nome ci viene dal discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione della brigata “Ateo Garemi” (17 maggio 1944, a firma di “Alberto” nome di battaglia di Nello Boscagli): “La nostra brigata, oltre al nome generico di Brigata Garibaldi porta il nome di Ateo Garemi. Questo nome, ignoto ad una buona parte di voi, è il nome di uno dei più intrepidi martiri della nostra causa. È il nome di un giovane italiano che da oltre due anni si trovava sulla linea di combattimento nella lotta contro i nemici del popolo. Prima del mese di agosto dell’anno scorso ha condotto in terra di Francia una lotta coraggiosa contro gli stessi nemici. Fece, fino del loro nascere parte dei franchi tiratori francesi. Il suo nome è legato a tutte le più belle azioni realizzate nella zona di Marsiglia contro i tedeschi, i fascisti e tutti i nemici prezzolati.
Quando le possibilità glielo permisero , insieme ad altri, varcò la frontiera e venne a mettere al servizio diretto della sua Patria la sua esperienza di lotta e il suo coraggio giovanile. Nella Torino proletaria e patriottica, alla direzione dei Gap fece pagare caro a numerose spie fasciste il filo del tradimento.
Denunciato da un provocatore introdottosi nelle nostre file venne arrestato. Davanti ai suoi carnefici mascherati da giudice seppe comportarsi da eroe, come da eroe si era sempre comportato nelle azioni. Consapevole della sorte che lo aspettava lanciò in faccia ai suoi aguzzini questa frase: “So che voi mi farete uccidere ma non mi fate paura. Siete voi che avete paura perché io muoio con onore sapendo di aver servito la mia Patria, mentre voi avrete la morte e la vergogna”…
Oggi noi facciamo rivivere questo martire nel nome della nostra Brigata. Garibaldini noi giuriamo sulla memoria di Ateo Garemi che ovunque e dovunque sapremo seguire il suo esempio e come lui, se necessario, sapremo morire.” <29
La brigata è allora composta “solamente” dai battaglioni “Stella” (in memoria di Stefano Stella “Traingher”, ferito l’8 maggio a Staro e morto il giorno successivo a Schio) allora guidato da Luigi Pierobon “Dante” con Clemente Lampioni “Pino” come commissario politico e “Apolloni” (in memoria di Silvio Apolloni “Leo”, fucilato a Vicenza il 22 aprile 1944), guidato da Igino Piva “Romero” e con Walter Pianegonda quale commissario. Il comando della brigata “Garemi” è affidato a “Sergio” (Attilio Andreetto), “Alberto” è commissario (Nello Boscagli), “Iura” è vicecomandante (Armando Pagnotti) e “Aramin” vicecommissario (Orfeo Vangelista).
Il discorso pronunciato in quell’occasione, e qui sopra riportato, segna una delle date importanti nella storia della divisione Garemi.
Chi entra a far parte delle formazioni Garemi deve rispettare il giuramento: “Giuro di servire con fedeltà ed onore, sino all’estremo sacrifico, la causa della liberazione nazionale; di non deporre l’arma che mi è stata affidata fino a che l’ultimo tedesco non sia stato inchiodato al suolo della nostra Patria che ha calpestato; sino ad aver sterminato l’ultimo fascista causa di tutte le disgrazie e di tutte le rovine nelle quali si trova il nostro Paese; di dare tutte le mie energie per assicurare che al popolo italiano siano concesse le più ampie libertà popolari, di dare il mio contributo per la ricostruzione del Paese e risollevarlo dalle rovine materiali e morali nelle quali lo ha trascinato il fascismo; di fare del popolo italiano un popolo felice, amato e stimato da tutta la comunità dei Popoli Liberi. Lo giuro nel nome d’Italia, sulla memoria dei nostri Martiri.” <30
Il secondo evento importante avviene circa tre mesi dopo, l’8 agosto 1944, quando in contrada Caile di Recoaro si costituisce il Gruppo Brigate “Ateo Garemi”. “Alberto” è il comandante, che sostituisce Attilio Andreetto “Sergio”, Marega Lino “Lisy” diventa commissario, “Aramin” il commissario aggiunto, Alberto Sartori “Carlo”ispettore, Elio Busetto “Guglielmo” capo di stato maggiore. Vengono riorganizzate anche le formazioni: il battaglione “Stella” divenne brigata, il battaglione “Apolloni” divenne brigata “Prima Pasubiana”, al comando di “Sergio”, e suddivisa in battaglione “Apolloni”, “Ismene” guidato da “Tar” e Marzarotto, guidato dal “Turco”.
Insieme alle altre divisioni (Monte Ortigara, Vicenza e Pasubio) il territorio coperto era vastissimo.
Umberto Dinelli, afferma che il Veneto fu la prima regione invasa da truppe naziste e l’ultima ad esser stata liberata.
Così, “se in altre zone dell’Italia del nord il nemico poteva tollerare anche il costituirsi di zone franche, questo era impossibile nella Valsugana, nella valle dell’Adige, nella val d’Astico e nella Val Leogra, costituendo da sempre tali vallate le vie di accesso che dal Brennero portano alla pianura padana: Trento Bassano del Grappa per la Valsugana; Trento Verona per la Val d’Adige; Trento Thiene Vicenza per la Val d’Astico e Trento Rovereto Schio per la Val Leogra. Queste due ultime vallate… avrebbero dovuto costituire le vie di ritirata più brevi per i tedeschi, che si sarebbero sentiti al sicuro non appena oltrepassati i passi di Pian delle Fugazze (Pasubio) e di Carbonare Fricca (altopiano di Lavarone-Folgaria).” <31
[NOTE]
23 Alcune formazioni della “Garemi” vennero in seguito elevate a divisioni nel 1948
24 Cit. in Remo Pranovi, Sergio Caneva (a cura di), op. cit., pag. 83
25 Antonio Trentin, Antonio Giuriolo. Un capitano sconosciuto, Neri Pozza, Vicenza, 1984
26 Per la storia di questa divisione si veda Giulio Vescovi, Resistenza nell’Alto Vicentino. Zona Divisione alpina M. Ortigara 1943-1945, Vicenza, 1976
27 A compiere le uccisioni furono partigiani badogliani e cattolici; per questo ed altri aspetti riguardanti il gruppo di Fontanelle di Conco si veda Mario Faggion, Gianni Ghirardini, Norberto Unziani “Boby”, Malga Campetto nella storia della Brigata Garemi, Odeonlibri Ismos, Schio 1989, pag. 2628
28 Comitato VenetoTrentino, Brigate d’assalto Garemi, contributo per una storia del gruppo divisioni garibaldine “A. Garemi”, 1978, pag. 44
30 Giuramento, Istituto veneto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Padova, busta 51
31 Remo Pranovi, Sergio Caneva (a cura di), op. cit., pag. 103
Francesco Corniani, Un marinaio in montagna. Storia di Bruno Viola e dell’eccidio di Malga Zonta, Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari, Venezia, Anno accademico 2009-2010