Circa la sottrazione di Dollmann, uno degli organizzatori della strage delle Fosse Ardeatine, ai tribunali italiani ed alla custodia italiana, compiuta dai servizi statunitensi

Nel corso del 1945 Borghese non fu l’unico comandante ad essere salvato dal controspionaggio americano in Italia. [James Jesus] Angleton portò a termine la stessa operazione di salvataggio facendo evadere da un campo di prigionia alleato Eugen Dollmann, l’alto ufficiale delle SS facente parte del gruppo dirigente nazista operante in Italia <347, il più stretto collaboratore del comandante delle SS naziste Karl Wolff. Dollmann faceva parte di quella cerchia di ufficiali che avevano ordinato gli eccidi e le stragi più tristemente noti nella storia dell’occupazione tedesca dell’Italia, tra cui anche il massacro di Marzabotto <348. La mole importante di documentazione riservata, conservata per decenni negli archivi segreti della Cia, riguardante i passaggi operativi dell’intera vicenda Dollmann è stata versata nel 2005 presso l’archivio nazionale di Washington: dalle nuove carte si apprendono i particolari del suo salvataggio operato dai vertici dell’intelligence Usa, con l’approvazione del dipartimento di Stato.
Entrato nelle SS nel 1937, Dollmann presto divenne uno stretto collaboratore di Himmler e “depositario di importanti segreti”, avendo svolto durante il periodo della Repubblica di Salò la funzione di ufficiale di collegamento tra Himmler e il governo della repubblica fascista <349. Su di lui inoltre gravava l’accusa di aver contribuito a disporre i piani per la realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine <350.
E’ lo stesso Angleton a raccontare in prima persona i dettagli dell’operazione di salvataggio da lui organizzata, in un rapporto indirizzato a un suo superiore a Washington da cui emergono particolari estremamente illuminanti riguardo al modo di agire e alla linea adottata dall’intelligence Usa nei confronti dei gerarchi nazisti e fascisti <351.
Nel dicembre del ’45, come riferiva a Washington, il capo del controspionaggio si era recato nel campo di internamento alleato di Ancona, dove l’importante ufficiale era detenuto in attesa del processo italiano, e nel pieno della notte lo aveva fatto evadere <352. Angleton fornisce giustificazione dei metodi del tutto illegali che aveva utilizzato parlando, come aveva fatto anche per Borghese, dell’importanza del personaggio per gli interessi dello spionaggio statunitense e sottolineando diverse volte – quasi con una compartecipazione emotiva – il dovere morale che gli Stati Uniti avevano nei suoi confronti per le promesse fatte durante le trattative per la resa tedesca in Italia. Una volta fatto evadere Dollmann, e dopo averlo portato al sicuro all’interno nel quartier generale dell’SSU [lo Strategic Service Unit che era stato creato nel settembre del ’45 da James Jesus prendendo il posto dell’Oss] a Milano, Angleton si preoccupò di fornirgli un falso documento di identità, che attestava il nuovo nome italiano il comandante nazista, divenuto ora Eugenio Amonn, e che recava la firma del nome di copertura usato da Angleton: “Major O’Brien” <353.
Si potrebbe pensare a questo punto ad un tipo di operazione portata avanti da un settore del servizio segreto americano particolarmente conservatore, animato da una spinta anticomunista, che agiva indipendentemente dai vertici dell’amministrazione presidenziale. E invece l’intera operazione era stata progettata e condotta in collaborazione con il dipartimento di Stato, come emerge dai documenti provenienti dagli archivi della Cia. Il 31 luglio 1946 infatti James Dunn, ex direttore della sezione Affari Europei del dipartimento di Stato, e all’epoca già divenuto ambasciatore del governo americano a Roma, scrisse al segretario di Stato Byrnes, in merito alla vicenda dei personaggi coinvolti nelle trattative per la resa tedesca in Italia. Nel telegramma Dunn indicava Dollmann come uno dei più importanti attori della vicenda, dando la notizia della sua permanenza negli uffici dell’SSU <354.
Dopo aver tenuto nascosto il comandante nazista in Italia con una falsa identità per diversi mesi, nel novembre del ’46 Angleton ritenne che fosse giunto il momento di fargli arrivare, tramite gli uffici dell’intelligence a Washington, i documenti necessari per scappare in America Latina.
“E’ nostro desiderio” – scrive al suo superiore – “che sia Dollmann che Wenner ricevano i documenti necessari a lasciare l’Italia per il Sud America. Questa concessione salderà efficacemente il nostro impegno, che avrebbe dovuto essere già stato assolto. Documenti austriaci sarebbero preferibili. La sola difficoltà può essere ottenere il visto, comunque il tuo suggerimento di indicarli come “tecnici austriaci” è eccellente”. <355
Si tratta di affermazioni che contribuiscono a mettere a nudo la realtà dell’organizzazione nel periodo post-bellico di un massiccio espatrio di alti ufficiali nazisti implicati in crimini di guerra e contro l’umanità verso l’America Latina <356. La fuga organizzata e protetta dei nazisti nel continente sudamericano si rivela, grazie alla desecretazione dei documenti americani, una realtà concreta. Si delinea un vero e proprio sistema in cui il salvataggio e il trasferimento di esponenti della catena di comando nazista, attraverso la creazione di un corridoio verso il continente sudamericano, avveniva nell’ambito di un preciso progetto che prevedeva il loro utilizzo da parte del controspionaggio statunitense, in funzione delle prospettive geopolitiche bipolari in cui l’intelligence intendeva agire.
La volontà di Angleton di proteggere Dollmann, inoltre, non permetteva deviazioni di percorso, neanche a fronte delle richieste del governo italiano. Renato Prunas, segretario generale del ministero degli Esteri, cercò infatti di indagare per capire se Dollmann, ricercato per la strage delle Fosse Ardeatine, fosse in mani alleate, rivolgendosi direttamente all’ammiraglio Stone, capo della Commissione Alleata in Italia. Stone “ha ufficialmente riferito questa domanda a me – riferisce Angleton ai superiori – ed io ho sollecitato la sua cortesia nel replicare che si stanno facendo indagini. E’ sottinteso che sia Dollmann che Wenner devono essere trasportati fuori dall’Italia prima che ogni risposta sia data agli italiani” <357.
La conferma relativa alla gestione della vicenda operata dal vertice del governo statunitense arriva da un ulteriore documento, datato 5 dicembre 1946. Nel telegramma, che ha come oggetto “Dollmann e Wenner”, si fa un riassunto della serie di cablo e telegrammi intercorsi tra gli esponenti dell’establishment americano proprio sulla questione Dollmann. “Questa lettera deve immediatamente essere bruciata dopo che l’hai letta e non deve esservi fatto riferimento in nessuna discussione o negoziazione sull’argomento”, è l’inizio del testo <358. “Il 21 novembre 1946 – continua il telegramma – il segretario di Stato ha ricevuto un cablo da Roma in cui veniva spiegata la situazione in riferimento a Dollmann”. Ciò a cui l’autore del telegramma si riferiva era la questione della sottrazione di Dollmann ai tribunali italiani ed alla custodia italiana. Si comprende dunque come l’azione di Angleton fosse il frutto delle decisioni operate a Washington fra il dipartimento di Stato e i vertici militari. L’autore del telegramma sottolinea poi come le stesse richieste italiane di prendere in consegna Dollmann per portarlo sotto processo, visto che era imputato come uno degli organizzatori della strage delle Fosse Ardeatine, fossero da respingere, poiché soltanto frutto di una volontà politica di danneggiare gli alleati: “Appare evidente che le attuali rimostranze da parte degli italiani siano un tentativo di minare la posizione alleata in Italia”. La lettera continua spiegando la posizione del dipartimento di Stato al riguardo: “per questi motivi, ed in particolare per le ripercussioni ed i risultati che avrebbe ogni ingiusto trattamento di queste persone sugli obiettivi di lungo termine delle attività dell’intelligence degli Stati Uniti, è evidente che gli interessi alleati sarebbero meglio serviti se l’AFHQ [quartier generale delle Forze Alleate in Italia] confermasse la partecipazione di questi individui e mostrasse a queste persone l’adeguata considerazione nelle attuali circostanze. (…) Il nucleo della questione è stato comunicato al dipartimento di Stato, che non ha avanzato alcuna obiezione”. La frase conclusiva è esplicativa delle motivazioni alla base delle scelte effettuate in merito al caso Dollmann: “l’unico interesse del Central Intelligence Group è quello di assicurare che le attività di intelligence di lungo raggio degli Stati Uniti saranno salvaguardate” <359.
Nell’aprile del ’47 la magistratura italiana fece un ultimo tentativo per cercare di portare l’ex ufficiale nazista sotto processo, ed inviò alle autorità statunitensi in Italia un atto formale contente un avviso di garanzia per Dollmann, per chiedere la consegna del gerarca in vista dell’imputazione per la partecipazione alla strage delle Fosse Ardeatine e per la corresponsabilità nella deportazione degli ebrei italiani <360. Ma questa volta non fu solo Angleton a farsi avanti in sua difesa: i vertici delle due agenzie di intelligence militari e civili infatti espressero al nuovo segretario di Stato Marshall l’importanza del mantenimento del personaggio in libertà per le necessità di intelligence statunitensi nel teatro europeo, richiedendo l’autorizzazione definitiva a farlo espatriare: “Sia il G-2 [l’intelligence militare, n.d.a.] che il CIG credono che [Dollmann] continui ad avere un valore sotto il profilo dell’intelligence e sono ansiosi di farlo evacuare dall’Italia. Gli italiani hanno formalmente chiesto ai militari di consegnarlo loro a gennaio ed hanno recentemente ripetuto la richiesta, ma non hanno avuto ancora risposta”, si legge nel telegramma inviato il 13 aprile al segretario di Stato <361. Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363.
Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC [il servizio di controspionaggio militare dell’AFHQ] di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
[NOTE]
347 Cfr. L. Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia, 1943-1945, cit., p. 49.
348 Lo studio di Klinkhammer ha messo in evidenza come la responsabilità dei massacri di civili compiuti dai tedeschi durante la lenta ritirata dalla linea gotica e delle atrocità compiute a Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Vinca, eseguiti in massima parte dai reparti delle Ss, sia da attribuirsi interamente proprio ai vertici di tale corpo, guidato da Wolff, il quale aveva stabilito con Kesselring la competenza delle SS nel condurre la lotta antipartigiana in tutte le zone al di fuori della linea del fronte. Cfr. L. Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia, cit., pp. 323-366.
349 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, serie di documenti intitolata “Second Release of Name Files Under the NWCJIG Disclosure Acts (1936-2002)”, Box 27 “Dollmann, Eugene”, memorandum a firma del direttore della Cia per l’assistente capo dello Staff, G-2, Department of the Army, intitolato “Subject: Eugene Dollmann”, datato 9 novembre 1951.
350 Ivi.
351 NARA, RG 319, Entry 134-B, Box 40, rapporto classificato top secret datato 13 novembre 1946, indirizzato da Angleton al colonnello Hartman a Washington, intitolato ‘Operation Sunrise and its Impending Liquidation’. Citato anche in E. Aga-Rossi e B. F. Smith, Operation Sunrise, cit., relativamente tuttavia soltanto ai dettagli ivi contenuti sull’operazione Sunrise.
352 “A fronte di quanto sopra – si legge nel suo rapporto – il sottoscritto ha diretto il rapimento sia di Dollmann che di Wenner”. E continua: “Il rapimento è stato effettuato senza alcuna difficoltà. Sia Dollmann che Wenner sono stati immediatamente messi al sicuro in uno degli uffici. Sono stati informati che vorremmo fare del nostro meglio per rettificare l’errore commesso nel passato”. NARA, RG 319, Entry 134-B, Box 40, rapporto cit., c. 3. Parlando dell’errore commesso nel passato, Angleton si riferisce alle promesse fatte da parte americana durante la trattativa per la resa tedesca, che a suo avviso non erano state mantenute. Wenner era un altro ufficiale nazista che aveva partecipato alle trattative.
353 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, rapporto datato 20 novembre 1946 a firma di Angleton. “Major O’Brien” era il secondo nome di copertura, oltre al nome in codice Artifice, utilizzato dal capo dell’SSU in Italia: cfr. T. J. Naftali, “ARTIFICE: James Angleton and X-2 Operations in Italy”, in G. C. Chalou (a cura di), The Secrets War, cit., pp. 218-245.
354 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma di Dunn per il segretario di Stato del 31 luglio 1946.
355 NARA, RG 319, Entry 134-B, Box 40, rapporto citato, c. 4.
356 Tra i nazisti che riuscirono a raggiungere il Sud America senza alcun problema spiccano i nomi di Priebke, Eichmann, Mengele. Come si vedrà più avanti i cinque più stretti collaboratori di Eichmann seguirono la stessa parabola di Dollmann, senza però dover passare per un centro di detenzione alleato: furono immediatamente assunti dall’intelligence americana in Germania. Cfr. su questo passaggio l’articolo di T. Naftali, “The CIA and Eichmann’s Associates”, in R. Breitman e N. J. Goda (a cura di), U.S. Intelligence and the Nazis, New York, Cambridge University Press, 2005. L’organizzazione del sistema di espatrio in Sudamerica, denominato ratlines, viene descritto anche da Peter Tompkins, che era stato agente dell’Oss in Italia, il quale sottolinea il ruolo svolto da Angleton nel “sistema segreto per travasare la crema delle SS dall’Europa verso Medio Oriente, Sudamerica, Australia e Stati Uniti, per addestrarli come agenti da inviare contro l’Unione Sovietica e i suoi stati satellite” (P. Tompkins, L’altra Resistenza, cit., p. 375).
357 NARA, RG 319, Entry 134-B, Box 40, rapporto cit., c. 4.
358 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma top-secret datato 5 dicembre 1946.
359 Ivi.
360 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, memorandum per il segretario di Stato datato 13 aprile 1947. Il mandato di cattura spiccato dal tribunale italiano riguardava, con le stesse accuse, anche Kappler, Priebke e Schuttz, come si legge in un successivo telegramma per Marshall: NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, memorandum per il segretario di Stato datato 15 maggio 1947.
361 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma del 13 aprile cit.
362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vegata”, Anno accademico 2009/2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.