Cicin di Carpasio

Monumento ai Partigiani in Tavole, Frazione di Prelà (IM)
Fonte: Pietre della Memoria

Quando lavoravo a Levà di Taggia (IM), tanti anni fa, se andava da Sanremo (IM), dove svolgeva la sua professione ed abitava, al paese natale, Carpasio, oggi ricompreso nel comune di Montalto Carpasio (IM), Cicin si fermava sempre a fare due parole con me. Una persona gentile ed affabile.

Sapevo che era stato partigiano, ma stranamente, come mi capitava per altri patrioti, io non gli facevo mai domande sulla sua partecipazione alla Resistenza. In effetti ho conosciuto ex garibaldini non molto propensi a parlare della loro partecipazione alla lotta di Liberazione.

Ma Cicin mi era molto simpatico. Mi capitò, dopo quel periodo, di incontrarlo ancora poche volte, ma sempre con reciproco piacere.

Il suo nome era Giovanni Battista Pastorelli.

Ho rinvenuto sul sito dell’A.N.P.I. una sua conversazione con le nipoti in cui motivava la sua adesione alla Resistenza. La riproduco qui di seguito, un po’ rimaneggiata. E forse non ho fatto bene.

Ritenevo fosse la scelta giusta [entrare nella Resistenza].

Ci siamo presentati a decine al distaccamento della II^ Divisione “Felice Cascione”. 

A Carpasio nessuno ha scelto di presentarsi al comando di polizia o al comando tedesco.

Il 31 gennaio 1945 era stata fissata una riunione con tutti i commissari di distaccamento, di battaglione e di brigata. 

Eravamo tutti riuniti in un casone in località Cuni in Alta Val Prino, tra Tavole e Villatalla [Frazioni di Prelà (IM)]

All’alba ci siamo ritrovati circondati; la sentinella ci ha allertati dicendo che si sentiva parlare tedesco. 

Ci siamo alzati al volo dai nostri letti di fortuna e ci siamo ritrovati improvvisamente a sparare da una distanza di 20, 30 metri…

Tutti sparavano all’impazzata. 

Quel giorno sono morti 7 partigiani in un colpo solo. 

Io con altri sono riuscito a scappare: correvi e ti giravi per sparare. Con me c’era un russo; correvamo a zig zag per non farci ammazzare. 

Il problema era non farci prendere vivi. 

Quel russo [Ivan Polešcuk di Odessa] l’hanno poi preso e fucilato

Dopo la fuga sono rimasto nascosto per un po’ e poi sono tornato a Carpasio.

Giovanni Battista “Sferra” Pastorelli, Commissario del I° Battaglione “Carlo Montagna” della IV^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Elsio Guarrini”

 

Precedente Vecchi incontri sotto casa Successivo Alla ricerca di quello che si muoveva nel suo animo nordico