Un maestro elementare che diffondeva “La Riscossa”

Virgile Barel
Fonte: www2.assemblee-nationale.fr

Entrando in Nizza facendo la Moyenne Corniche si incontra subito Place Max Barel. Mi dissero i compagni francesi circa quarantacinque anni fa che questo snodo era intitolato alla figura di un eroico caduto partigiano, figlio di Virgile. Aggiunsero che Virgile Barel era stato deputato del P.C.F., il Partito Comunista Francese, nel 1936 al tempo del Fronte Popolare, e che rivestiva questa carica, nonostante l’età avanzata, anche in quel momento. Mi immaginai, date le traversie della storia, che in quella traettoria di eletto del popolo ci fossero state diverse soluzioni di continuità, ma non andai mai oltre nelle domande. Mi accontentai di avere in ogni caso appreso un fatto per me notevole. Non ricordo molto altro, neppure se ho visto Barel più di una volta. Di sicuro lo scorsi in un paese dell’entroterra nizzardo in occasione dell’inaugurazione della nuova sede de “Le Patriote“, un settimanale di sensibilità comunista, oggi esistente solo sul Web. Tornerò in seguito su questo episodio. Fui presente ai funerali di Virgile Barel, svoltisi nel novembre 1979 a Nizza davanti all’allora storica sede (antico Hôtel de ville) della Bourse du Travail della CGT, in una Place Saint-François gremita di persone.

Solo negli ultimi anni alcune letture mi hanno indotto a meditare sulla figura di Virgil Barel. Dapprima, di Romano Lupi, “Vittò-Giuseppe Vittorio Guglielmo“, edito da Odoya, dedicato all’uomo che “ha ispirato il comandante Ferriera de “Il sentiero dei nidi di ragno”, prima opera di Italo Calvino“. Vale a dire Guglielmo, già combattente antifascista nella Guerra di Spagna, uno dei primi partigiani della provincia di Imperia, ferito gravemente, da dicembre 1944 a capo della II^ Divisione d’assalto Garibaldi Felice Cascione nella I^ zona Liguria, medaglia d’argento al V.M. Nel libro in questione si sottolinea all’inizio come Guglielmo, emigrato da bambino con la madre a Mentone, ebbe in questa città di confine come maestro proprio Virgile Barel, che nella professione seguiva principi di pedagogia progressista. E si aggiunge che il futuro eroe della Resistenza del Ponente Ligure non dimenticò mai gli insegnamenti morali di Barel, da cui rimase, dunque, segnato in modo positivo. Più o meno nello stesso periodo, pochi anni fa, ho notato in “Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli ebrei stranieri dalla Riviera dei fiori alla Costa Azzurra 1938-1940” di Paolo Veziano (Fusta Editore – 2014), dedicato ad una tragedia poco conosciuta, la riproduzione di documentazione attestante la presenza attiva di Barel in un Comitato di difesa dei rifugiati, costituito a Nizza.

Mi è venuto d’obbligo, allora, compiere qualche ricerca su Virgile Barel, per cui riproduco a caso qui di seguito qualche esempio di quanto ho scoperto. Verso la fine degli anni 1920 Barel operò direttamente per la vendita de “La Riscossa”, periodico in lingua italiana, che i nostri emigrati comunisti non osavano più, dato il clima politico difficile, diffondere. Poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, venne arrestato come tanti altri per ricostituzione del Partito Comunista, nel frattempo, come noto, messo fuori legge. Il suo ultimo carcere fu in Algeria. Liberato dopo lo sbarco alleato, diventò responsabile del Soccorso Popolare ad Algeri. Nel settembre 1944 a Nizza, anch’essa ormai liberata, viene nominato a capo della Delegazione speciale incaricata dell’amministrazione della città, compresi i compiti di epurazione. Nel 1945 non riesce, tuttavia, a diventare Sindaco nelle prime elezioni del dopoguerra. Ricoprì alcune cariche locali. Fu deputato nel 1945-151, nel 1956-1958 e nel 1967-1978. Scrisse anche un libro, non a caso titolato Cinquante années de lutte, Paris, Editions sociales, 1966, 318 p.

Torno con la memoria a quell’inaugurazione cui ho già accennato. Vedendo Barel, ormai un distinto vecchietto (era nato nel 1889, a Drap, sempre nelle Alpi Marittime), vestito con un elegante abito di lino (era estate!), fare il baciamano ad alcune signore, qualche compagno francese mi disse che l’anziano combattente si era ormai… imborghesito!

Per me la parabola di vita di Virgile Barel rimane tuttora esemplare.

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