Un erbario delle piante della città di Genova (1)

La Borsa del pastore prende il nome dalla forma dei frutti. “Pan y queso” (pane e formaggio) per i contadini spagnoli, è un’ottima pianta commestibile anche per noi.

La Margheritina o Pratolina comune era “Bella” anche per i Romani. “Non mangiate le margherite” era il titolo di un film del 1960, ma sbagliato perché anch’essa è buona in cucina. All’inizio della primavera, le aiuole fiorite di pratoline in Piazza della Vittoria offrono un grande spettacolo.

Il Favagello era incluso nel genere dei Ranuncoli, ma la ricerca genetica li ha divisi. Resta però velenoso, come quasi tutti i membri della famiglia, ma lo smalto dei petali è da ammirare, brillante come spesso sono i fiori precoci che segnano il ritorno della bella stagione.

La Veronica di Persia porta nel nome, come nel fiore, il colore immaginato degli occhi della Veronica o della Madonna. È arrivata nei nostri prati dall’Oriente, ma è di casa ormai da molto tempo.

Becco di gru malvaceo. Il nome del genere (dal greco erodiós = airone) deriva dalla forma del frutto che somiglia al lungo becco dei trampolieri. Le foglie eleganti ricordano quelle delle malve, più di quelle dei gerani con i quali sono imparentati.

“[…] Nelle tavole sono riportati il nome scientifico, il luogo e la data di rinvenimento; il nome italiano si trova invece nel testo. Per la nomenclatura è stata seguita la seconda edizione della “Flora d’Italia” di Sandro Pignatti (Edagricole, 2017-2019). Le brevi notizie che accompagnano le immagini sono scelte tra la immensa mole di conoscenze che la cultura umana ha accumulato sopra ogni specie; la scelta è quindi arbitraria, ma speriamo utile e interessante. Testi e disegni di Mario Calbi.Pietro Pala 

Precedente Circa l'erba di San Guglielmo Successivo Ho scoperto uno dei più bei giardini mediterranei