Sul viaggio in America Latina di un docente universitario, sospetto antifascista

Nell’estate del 1932, mentre stava iniziando a elaborare una posizione pedagogica alternativa al neoidealismo e alla «pedagogia fascista», Calò decise di compiere un viaggio in America Latina per conto dell’Istituto Argentino di cultura italiana <18, allo scopo di propagandare la sua pedagogia a esponenti delle scuole italiane italiane dell’Argentina e dell’Uruguay <19. In questa sua scelta operarono diversi fattori: innanzitutto, l’esperienza maturata in tema presso il Museo Didattico Nazionale di Firenze, il supporto di Luigi Credaro, l’interesse di approfondire le proprie conoscenze e, aveva insinuato Starace, la volontà di allontanarsi per un po’ dall’Italia per «farsi perdonare alcune colpe».
Calò approfittò dell’occasione per intessere rapporti personali con amministratori e studiosi locali, e, di conseguenza, mettersi nella condizione di promuovere un reciproco scambio sotto il profilo culturale. Dalle notizie riportate da Calò, in Argentina e in Uruguay la scuola era stata oggetto di un recente rinnovamento, grazie anche a iniziative para-scolastiche come le cooperative di genitori, le associazioni di ex-alunni (egresados) di singole scuole o i refettori scolastici (comedores) nelle scuole dei quartieri più poveri. Si trattava di istituzioni frutto del processo di formazione di una coscienza pedagogica nuova, che voleva superare una concezione di scuola finalizzata esclusivamente alle urgenti necessità di una vita nazionale. «La coscienza pedagogica rinnovatrice si orienta in due direzioni: e cioè, per la scuola elementare, verso la scuola attiva o, comunque, verso una riforma che renda la scuola più spontanea e viva, più aderente all’anima infantile e incentrata intorno ai suoi reali interessi […] per la scuola secondaria, verso un tipo umanistico di cultura, che in forma più armonica e tranquilla sviluppi i vari aspetti dello spirito e dia una coscienza profonda dei valori umani, in cima ai quali stia la filosofia» <20.
Calò trovò punti di affinità fra le proprie teorie pedagogiche e i principi diffusi da quel movimento pedagogico argentino, che in quegli stessi anni combatteva il positivismo dominante fino a poco tempo prima, grazie all’apertura nei confronti di correnti contemporanee del pensiero europeo e nord-americano (dagli italiani Croce e Gentile, ai tedeschi Dilthey, Windelband, Natorp e Spranger, all’americano Dewey). Il contributo di Calò si inserì, in questo modo, in un contesto di fermento: nelle sue diciotto conferenze, tenute presso vari enti, come le Università di Buenos Aires e di La Plata, ebbe modo di illustrare il pensiero pedagogico italiano, sia in prospettiva storica <21, sia nei suoi recenti sviluppi legati alla diffusione dell’attivismo pedagogico <22.
L’esperienza oltreoceano gli consentì di diffondere una prospettiva pedagogica che non coincidesse con la pedagogia come filosofia dello spirito gentiliana e di metterla alla prova dei fatti. Come affermato da Luigi Credaro in una sua lettera a Calò del 2 dicembre 1931, la produzione pedagogica e accademica argentina e uruguayana si caratterizzava per lo spazio dato allo studio della Pedagogia sperimentale e di altre discipline ad essa interconnesse <23.
Questo a dimostrazione di quanto l’Italia (sottinteso neoidealistica) era «rimasta indietro» rispetto anche a tanti altri paesi europei, come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti, che stavano vivendo da anni i fermenti dell’educazione nuova e che attraverso i loro studiosi li stavano impiantando anche in altre zone del mondo.
La visita diretta ad alcune realtà scolastiche ed educative dell’America latina rafforzò, in Calò, la convinzione dell’urgenza di un’opera di collaborazione sul piano pedagogico con paesi di recente costituzione, interessati a formare una coscienza nazionale nuova.
«Non esito a considerare come sopravvivenza romantica […] il sogno di riconquistare all’Italia, colla scuola e col libro, i milioni d’italiani o di oriundi italiani che si sono riversati e che vivono nel Sud-America. La scuola italiana non può aspirare a questo […] Laggiù si è formato un popolo nuovo, nel quale l’Italia ha trasfuso un po’ del suo sangue […] Questa la realtà! Ma appunto per questo, un paese come l’Argentina non può non avere interesse a custodire e a sviluppare la sua anima latina, e a svilupparla in maggiore intimità e affinità con quella italiana» <24.
Rispetto a tale auspicio, egli rammentava alle scuole italiane nel Sud America di adempiere a due compiti: promuovere un’educazione italiana e una diffusione dell’italianità tali da coinvolgere tutti coloro che, oriundi o meno, erano interessati a conoscere la lingua e la cultura italiane; attrezzarsi adeguatamente, sia sotto il profilo delle risorse materiali, sia sotto quello delle risorse umane, in maniera da essere «degne rappresentanti della tradizione pedagogica italiana» e, nel contempo, di saper rispondere anche alle esigenze della preparazione al lavoro <25.
Rivolgendosi agli insegnanti che leggevano il bollettino «Vita scolastica», Calò li invitava a diffondere e a sostenere esperienze di corrispondenza scolastica internazionale e di scambi culturali fra scuole di diversi paesi, e reclamava una maggiore estensione della validità legale del titolo di studio per l’abilitazione all’insegnamento dell’italiano nelle scuole italiane all’estero. Si trattava di richiami finalizzati a favorire il superamento dell’autarchia culturale in cui si trovava l’Italia, attraverso l’interlocuzione con paesi come quelli del Sud America, che stavano gettando le fondamenta della loro pedagogia grazie ad un’apertura di carattere internazionale.
[…] L’intento «propagandistico» anti-neoidealista e, si sospettava, «anti-fascista» del viaggio «pedagogico» di Giovanni Calò trova riscontro in un breve carteggio rinvenuto nel suo fascicolo personale conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato. Si tratta di una serie di comunicazioni fra funzionari ministeriali di vario livello, fino a giungere al Ministro Ercole, e il segretario del PNF Starace, avvenute nell’estate del 1932. La vexata quaestio attorno alla quale si era creato una sorta di «incidente interministeriale» era rappresentata da una dichiarazione di Calò, riportata anche in un articolo del quotidiano fiorentino «La Nazione», secondo la quale egli era partito per compiere una serie di conferenze in America Latina per conto del governo italiano. «Per incarico del nostro Ministero degli Esteri, ed aderendo ad un invito rivoltogli da varie Università ed Istituzioni di Alta Cultura Sudamericana, il prof. Giovanni Calò, dell’Università di Firenze, si è in questi giorni imbarcato per l’America del Sud dove si tratterrà alcuni mesi allo scopo di tenere in parecchie città e in diversi Stati, un completo ciclo di conferenze di propaganda e di cultura italiana» <27.
Calò non aveva richiesto al Ministero dell’Educazione il necessario nulla osta previsto per i docenti universitari impegnati in missioni all’estero <28 e, da quanto si apprende dal Rettore Bindo De Vecchi <29, nemmeno dalla Regia Università di Firenze. A quest’ultima aveva presentato solamente la domanda di autorizzazione a chiudere il suo corso universitario con un breve anticipo sul calendario <30, per poter svolgere un incarico ufficiale ottenuto dal Regio Governo. Da informazioni provenienti dalla Direzione Generale Italiani all’Estero e Scuole presso il Ministero degli Affari Esteri <31, risultava che Calò si fosse recato in Argentina non per incarico diretto del Ministero, ma su invito dell’Istituto Argentino di cultura italiana, è sovvenzionato dal governo fascista. Il Ministero degli Affari Esteri autorizzò Calò ad accogliere l’invito e lo agevolò nelle pratiche di rilascio del passaporto, senza peraltro dichiarare che quest’ultimo fosse finalizzato allo svolgimento di un Regio servizio. A tale risposta seguì uno scambio di comunicazioni fra il Ministero dell’Educazione Nazionale e il PNF <32, nella persona del segretario Achille Starace, che scrisse una lettera al ministro Balbino Giuliano. «Caro Giuliano, da un comunicato apparso sui giornali ho appreso che il Prof. Giovanni Calò, dell’Università di Firenze, si è recato nel Sud America, ove si tratterrà alcuni mesi, allo scopo di tenere in parecchie città e in diversi Stati, un completo ciclo di conferenze di propaganda e cultura italiana. Conosco molto bene tale signore e credo che ben difficilmente si potrebbe trovare elemento meno adatto a simile compito. Per quanto mi risulta, egli è partito senza chiedere il dovuto permesso alle competenti autorità accademiche. Ti segnalo la cosa per quei provvedimenti che riterrai opportuno di prendere nei riguardi di questo noto antifascista, il quale, ben conoscendo le sue colpe, ha creduto opportuno girare la posizione per andare, sia pur brevemente, all’estero» <33.
In seguito a queste dichiarazioni, dalla Direzione Generale dell’Istruzione Superiore venne inviata un’informativa al Ministero degli Affari Esteri, «per ricordare che, in ogni caso, quando un professore debba recarsi all’Estero, è necessaria l’autorizzazione di questo Ministero, e per chiedere, frattanto, notizie circa l’opera che il Prof. Calò sta svolgendo nell’America Latina. Tenuto conto, poi, di queste informazioni, si potrà decidere se si dovrà rivolgere al Prof. Calò un richiamo intorno al viaggio anzidetto, deplorando che egli sia partito senza il consenso di questo Ministero, e se sarà necessario un diverso provvedimento» <34. Le auspicate notizie riguardo all’operato di Calò in America Latina giunsero direttamente da Rodolfo Armando Marotta, Presidente dell’Istituto Argentino di Cultura Italiana, con un telegramma del 19 agosto 1932. «Onoromi segnalare vostra eccellenza profonda ripercussione in studiosi et stampa argentini magistrali conferenze dettate professore Giovanni Calò per invio questo istituto stop Devoti ossequi».
[…] Non sono state reperiti ulteriori elementi relativi alla vicenda, ma dal «Bollettino del Ministero dell’Educazione Nazionale» e dall’«Annuario dell’Università degli Studi di Firenze» non risultano provvedimenti a carico di Giovanni Calò, né quest’ultimo ne fece menzione nei resoconti del viaggio pubblicati su «Vita Scolastica».

Note:
18 L’Istituto Argentino di Cultura Italiana (IACI) venne fondato a Buenos Aires nel 1924; cinque anni dopo, sotto la direzione del medico Rodolfo Armando Marotta, iniziò ad organizzare conferenze di scienziati, letterati ed intellettuali italiani nelle principali città argentine. Il nome di Marotta era legato a quello dell’Istituto Biologico Argentino e dell’Associazione Argentina di Biotipologia, Eugenetica e Medicina sociale. Fra gli ospiti di Marotta vi furono anche Nicola Pende, Federico Enriquez ed Enrico Fermi.
19 Nel programma iniziale del viaggio erano previste tappe anche in Cile e in Brasile, successivamente cancellate a causa dei rivolgimenti politici che interessarono questi due paesi. Sintesi delle conferenze tenute da Calò a Buenos Aires, La Plata, Rosario, Santa Fe’, Paranà e Montevideo apparvero nelle riviste «Obra», «Prensa» e «Mattino d’Italia» del giugno-luglio 1932. Calò tenne anche un’intervista, intitolata Sobre la ensenanza Argentina, e pubblicata nel quotidiano argentino «Nacion» nel numero del 23 luglio 1932
20 G. Calò, Problemi di scuola e di cultura e scuole italiane nel Sud-America. Dopo una missione, in «Vita Scolastica», nn. 7-8, a. III, settembre-ottobre 1932, pp. 4-5
21 Si trattava, nello specifico, delle due conferenze sulla Fecondità del pensiero pedagogico italiano dall’Umanismo all’Illuminismo, tenute presso l’Università di Buenos Aires, delle conferenze dal titolo Genesi ideale e storica e dei progressi della scuola italiana presente, tenute presso l’Università di La Plata, e dell’intervento su Educazione e patria nel Risorgimento italiano
22 Nella conferenza dal titolo Scuola attiva, suo concetto e limiti, suoi progressi in Italia, tenuta su invito del Consejo Nacional de Educacion presso la scuola «Roca» di Buenos Aires, Calò illustrò l’opera di “pionieri” italiani della scuola attiva, come Salvoni, Santini, Montessori, Pizzigoni, le sorelle Agazzi, i coniugi Ferretti, l’ispettore Pelloni, il gruppo di maestri del Canton Ticino, e, primo fra tutti, Lombardo Radice, in riferimento alle sue ricerche personali e alle innovazioni introdotte con la riforma della scuola elementare (1923). Altri argomenti trattati da Calò furono: L’educazione estetica come momento essenziale della formazione dell’uomo, L’educazione degli anormali e le classi differenziali, Femminino e umano nell’educazione della donna
23 «Tu sai che laggiù non vogliono sapere di pedagogia filosofica. All’Università di La Plata, dove la cultura pedagogica è più curata che altrove, hanno chiamato pedagogisti europei per tenere conferenze ai maestri; ma gli eletti furono tutti del nuovo stile: Montessori, Decroly e anche Parkhurst, Washburne, un russo e in generale quelli che fanno capo alla “Neue Erziehung” di Osterreich. E le pubblicazioni che arrivano da La Plata, Buenos Aires, Montevideo e, in generale, dagli Stati dell’America del Sud entrano a piene vele nella Pedagogia sperimentale. All’Università di La Plata gli insegnamenti pedagogici sono la psico-pedagogia, la psicologia, la didattica generale, l’igiene scolastica, la biologia, il sistema nervoso. All’Università di Buenos Aires sono la metodologia, la psicologia speciale… In questi ultimi anni abbiamo perduto molto noi italiani e ci stanno innanzi gli Inglesi, i Tedeschi, i Francesi. Ho inoltre saputo
che il pubblico è diventato difficile, critico; che desidera più criticare che imparare» (cfr. lettera di Credaro a Calò del 2 dicembre 1931, riportata in G. Chiosso, Giovanni Calò e il realismo pedagogico tra gli anni Venti e Trenta (1923-1936), in «Pedagogia e vita», cit., pp. 419-420)
24 G. Calò, Problemi di scuola e di cultura e scuole italiane nel Sud-America. Dopo una missione, in «Vita Scolastica», cit., p. 10
25 Calò faceva riferimento alle scuole dei dopolavoro fascisti frutto dell’azione di Piero Parini (segretario generale del Fasci italiani all’estero dal gennaio 1928 e capo della Direzione generale delle Scuole Italiane all’Estero)
27 Il prof. Giovanni Calò nell’America Latina, in «La Nazione», 22/23 maggio 1932
28 «Dal giornale «La Nazione» di Firenze del 22/23 maggio 1932 questo Ministero apprende che per incarico del Ministero degli Affari Esteri ed aderendo ad un invito rivoltogli da varie Università ed Istituzioni di Alta Cultura Sudamericana, il prof. Giovanni Calò di codesta Università si è imbarcato per l’America del Sud, dove si tratterrà alcuni mesi allo scopo di tenere in parecchie città e in diversi Stati, un completo ciclo di conferenze di propaganda e di cultura italiana. Non risultando che il predetto professore abbia ottenuto la preventiva autorizzazione di questo Ministero, si prega la S.V. di fornire chiarimenti con cortese sollecitudine. F. Ascherelli» (cfr. lettera del 9 giugno 1932 al Rettore della Regia Università di Firenze, dal direttore F. Ascherelli (riservata), Ministero dell’Educazione Nazionale, Direzione Generale Istruzione Superiore, Roma – oggetto: prof. Giovanni Calò, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»)
29 «In riferimento alla nota sopra indicata comunico a codesto On. Ministero che questa R. Università non è in grado di fornire alcun chiarimento circa il viaggio all’Estero del Prof. Giovanni Calò, perché di ciò non ha avuto alcuna comunicazione. Posso solo informare codesto On. Ministero che il Prof. Calò in data 7 maggio 1932 inoltrò domanda a questo Ufficio per ottenere l’autorizzazione a chiudere il suo corso Universitario con un breve anticipo sul calendario, causa un incarico ufficiale ottenuto dal R. Governo, senza specificare la natura di tale incarico. Non essendovi nulla che ostasse la richiesta del Prof. Calò gli fu concesso il richiesto nulla osta con lettera 11 maggio 1932. Non nascondo che la richiesta di codesto On. Ministero sorprende vivamente lo scrivente giacché nessuna partecipazione di missione all’estero era qui pervenuta e tutto faceva presumere che l’incarico ufficiale affidato al Prof. Giovanni Calò avesse avuto, come in altri casi consimili, la necessaria sanzione da parte di codesto On. Ministero. Il Rettore» (cfr. lettera con intestazione Regia Università degli Studi di Firenze, n. di proc. 10L Part. 749, Firenze, lì 13 giugno 1932, riservata, risposta a nota del dì 9 corrente, oggetto: prof. Giovanni Calò, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»)
30 «Magnifico Rettore, un incarico ufficiale mi costringe a chiudere il mio corso universitario con un breve anticipo. Mi onoro quindi di comunicarLe che, avendo esaurito il programma prefissomi, darò termine con quella d’oggi alle mie lezioni; subordinatamente, s’intende, al Suo nulla osta. Mi abbia, con ogni ossequio dev/mo f/to G. Calò» (cfr. copia della lettera del prof. Giovanni Calò del 7 maggio 1932, per copia conforme, Firenze, 11 giugno 1932, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»)
31 «In ordine a quanto pubblicato «La Nazione» di Firenze il 23 maggio v.n. circa la missione culturale nell’America del Sud che sarebbe stata affidata in forma ufficiale dal Governo al Prof. Giovanni Calò, della R. Università di Firenze, si comunica quanto segue. Il Prof. Calò è partito per l’America senza informarne il Ministero dell’Educazione, e senza chiedere il nulla osta prescritto per tutti i professori che debbano recarsi all’Estero. Nulla osta che viene concesso dal Ministero dell’Educazione Nazionale sentito il parere del Ministero degli Affari Esteri. Egli non ha dato partecipazione di questo suo viaggio nemmeno al Rettore dell’Università, limitandosi a dichiarare che, per un incarico ufficiale affidatogli – incarico del quale non specificava però la natura – era costretto a chiudere il corso di lezioni con qualche giorno di anticipo. Da informazioni assunte presso il Ministero degli Affari Esteri (Direzione Generale
Italiani all’Estero e Scuole), risulta poi che il Prof. Calò è stato invitato a recarsi nell’America latina, per un ciclo di conferenze, dall’Istituto Argentino di cultura italiana, Istituto che è sovvenzionato dal Governo italiano. Il Ministero degli Affari Esteri ha autorizzato il prof. Calò ad accettare l’invito e lo ha agevolato nelle pratiche relative al rilascio del passaporto, senza però conferirgli alcun incarico ufficiale vero e proprio, tanto è vero che non ha accolto la richiesta del Prof. Giovanni Calò intesa a ottenere il rilascio di un passaporto per Regio servizio. Si ritiene opportuno aggiungere che delle pratiche svolte dal Calò presso il Ministero degli Affari Esteri per il suo viaggio in America, nulla è stato mai comunicato al Ministero dell’Educazione Nazionale» (cfr. lettera con intestazione del Ministero dell’Educazione Nazionale, Direzione Generale Istruzione Superiore, Roma – oggetto: viaggio del prof. Giovanni Calò in America Latina, datata 17/06/1932, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»)
32 Cfr. lettera del 17/06/1932 al Chiar.mo Dott. Vezio Orazi presso il Direttorio del P.N.F., Corso Vittorio Emanuele, Palazzo Vidoni – Roma (per la firma del Sig. Comm. Calamaro); lettera datata 5/07/1932, oggetto: Viaggio del Prof. Giovanni Calò nell’America del Sud, appunto per S.E. il Ministro; lettera del 28 giugno 1932, intestata Partito Nazionale Fascista, Il segretario, destinatario: S. E. Balbino Giuliano, Ministro dell’Educazione Nazionale, Roma, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»
33 Lettera del 28 giugno 1932, intestata Partito Nazionale Fascista, Il segretario, destinatario: S. E. Balbino Giuliano, Ministro dell’Educazione Nazionale, Roma, in ACS, Ministero della Pubblica
Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»
34 Lettera del 5/07/1932, oggetto: Viaggio del Prof. Giovanni Calò nell’America del Sud, appunto per S.E. il Ministro, in ACS, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale Istruzione Superiore, Personale, III versamento, fascicolo «Giovanni Calò»

Evelina Scaglia, Giovanni Calò nel panorama filosofico e pedagogico italiano dal 1900 al 1940, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Bergamo, Anno Accademico 2010/2011

Precedente I fogli clandestini, passando di mano in mano, venivano letti da un numero molto elevato di persone Successivo La strada verso un nuovo modo di intendere la poesia destinata all’infanzia