Regina nomade

Colin Colahan, Busto di Freya Stark – Fonte: artnet.com

Già girovagando fra le opere di Colin Colahan avevo trovato una scultura raffigurante Freya Stark, la grande cartografa, archeologa e viaggiatrice nata nel 1893.
Ho pensato che lo scultore, anche lui grande viaggiatore, potesse averla conosciuta, chissà, forse in Inghilterra.
Rileggendo il romanzo di Nico Orengo ritrovo tra le pagine il nome di Freya Stark.
Ne scrive come si trovasse nel 1956 ancora a Mortola, ma si tratta di finzione letteraria.
In effetti Freya Stark aveva abitato da quelle parti, ma molti anni prima.
Al termine della prima guerra mondiale, cui aveva partecipato come infermiera, di ritorno in Canada riceve in dono dal padre in regalo una casa.
Abiteranno lei e la madre in quella che chiameranno l’Arma.
Nel 1921 imparerà, mentre si era trasformata in coltivatrice, l’arabo a Sanremo da un frate cappuccino.
Forse rimarrà sino al 1926, allorché un amico di famiglia, il pittore Herbert Young, le lasciò in eredità la sua villa ad Asolo.
Partirà per Beyrut nel 1927 verso il suo sogno: il mondo arabo.
Un altro famoso personaggio che ha amato la Mortola.
Ricordo che, forse una ventina di anni fa, affacciandomi dalla piazzetta, da cui mi sentivo osservata dallo sguardo severo di Thomas Hanbury, dovevo aver capito, guardando il paesaggio che si estendeva sino al mare in un tripudio di verde, che se il paradiso terrestre è esistito, doveva essere uguale a quello che in quel momento era davanti a me. Le case che scivolavano verso i giardini Hanbury con il loro colore dei tramonti invernali, un Brachichiton in fiore che pareva un incendio e laggiù dopo aver attraversato l’Eden, il mare.
Riusciremo a traghettarla senza ulteriori deturpazioni verso il futuro per le nuove generazioni?
Gris de lin, aprile 2019

Un ritratto di Freya Stark giovane – Fonte: Enciclopedia delle Donne, cit. infra

Chiamata “regina nomade” da un giornale italiano, “l’ultimo dei viaggiatori romantici” da «The Times» di Londra, “viaggiatore di consumata abilità” da «The New York Times», Freya Stark si considera semplicemente una pellegrina e un’ospite in questo mondo. La voglia di viaggiare le arriva presto, soprattutto per sfuggire a una vita che le è intollerabile. Figlia di genitori bohémien, nasce a Parigi, viene portata ad Asolo nel Trevigiano e, quando la madre abbandona il marito, a Dronero in provincia di Cuneo. Qui, nella fabbrica dell’amante della madre, ha un incidente che la lascia sfigurata e da quel momento porterà una strana acconciatura di capelli.
A 18 anni il padre le paga gli studi a Londra, ma prima di allora non riceve un’istruzione vera e propria: legge i classici inglesi, italiani e latini, parla tedesco con la nonna, inglese con i genitori e italiano con la sorella; trasferitasi a Ventimiglia con la madre, prende lezioni di arabo da un monaco cappuccino.
[…] Visita luoghi inesplorati e pericolosi in Iran, Turchia, Afghanistan, Persia, Mesopotamia, Transgiordania, Palestina, Egitto, Siria, Penisola Arabica. È spesso il primo viaggiatore occidentale in quelle zone; veste con abiti del luogo, ne impara la lingua e attraversa i deserti a dorso di cammello. Scrive che quando i mezzi di trasporto saranno così perfetti che i viaggi non verranno più regolati dalle leggi fisiche, “il nostro vagare avrà perduto quella deliziosa sensazione di essere tutt’uno con animali, piante e pietre, tutt’uno nella morsa della medesima coercizione”
In Gran Bretagna molti leggono i suoi articoli corredati dalle sue fotografie, e le Forze Armate usano le carte geografiche che lei disegna.
Ha talento e coraggio infiniti, qualità che in una donna non sono considerate quanto in un uomo, e si sente a suo agio con l’establishment intellettuale britannico come tra i Beduini dell’Arabia; in questo è molto diversa dagli abitanti delle colonie. Al contrario dei viaggiatori maschi, ha accesso agli arem venendo a conoscenza di informazioni e di segreti e riuscendo a esercitare la sua influenza attraverso le donne. Gode di un’immensa libertà, ma si domanda se viaggi per allontanarsi dalle relazioni troppo coinvolgenti.
A 54 anni si sposa con Stewart Perowne, che di anni ne ha 46, condivide i suoi interessi nel mondo arabo ed è gay. È più che altro innamorata dell’amore. “L’amore arriva nelle nostre vite e ne condivide tribolazioni e inciampi, e si veste, se saggio, della memoria di altri tempi, quando tutto era divino. L’intera impresa umana consiste nel mantenere intatti almeno gli ornamenti esteriori di questa prima visitazione: come il cavallo senza fantino, o l’armatura vuota, vengono trasportati attraverso la lenta processione funeraria della vita che viene dopo la partenza dell’Amore”.
Allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale viene impiegata dal Ministero dell’Informazione britannico come esperta del mondo arabo e inviata in missione per persuadere gli Arabi a sostenere gli Alleati.
[…] Purtroppo il suo essere anticonvenzionale, eccentrica e dominante le procura nemici. Continua a viaggiare, non solo in Medio Oriente, ma anche in India e negli USA, dove partecipa al dibattito sulla questione palestinese e discute contro la causa sionista. Il suo istinto artistico e umano corre nella direzione opposta alla sua adesione formale all’imperialismo britannico.
Dopo la guerra si stabilisce ad Asolo e da là parte per altri viaggi. Fa visita ad amici, studia lingue e scrive. Pubblica trenta libri, difficili e quindi non sempre di successo, e innumerevoli articoli. Negli ultimi anni della sua vita vengono pubblicate tutte le sue lettere.
Il mondo sta cambiando. I viaggiatori diventano turisti. È circondata da automobili. Lei viaggia a modo suo fino all’età di novant’anni; a ottantotto percorre l’Himalaya a dorso di mulo fino al confine tibetano, sperando di poter morire lassù. Ma “aspettare la morte è come essere a bordo di un vecchio treno a vapore; tutti i tuoi amici sono sulla banchina e ti salutano, e il maledetto treno non parte mai”.
Fonti, risorse bibliografiche, siti:
Freya Stark, Le porte dell’Arabia Felice, Milano 1986
Freya Stark, Lettere dalla Siria, Milano 2014
Freya Stark, Perseus in the Wind, TPP, Londra 1948
Freya Stark, Le Valli degli Assassini, Parma 2003
Jane Fletcher Geniesse, Passionate Nomad. The Life of Freya Stark, New York 1999
Silvia Pio, Interviste impossibili, una nomade chiamata Freya Stark
Freya Stark, La Filosofia Del Viaggiare (unica traduzione in italiano)
Silvia Pio, Freya Stark, Enciclopedia delle Donne

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