Qualcosa su Camporosso

In questa fotografia, scattata da mio padre più o meno davanti alla nostra abitazione dell’epoca in occasione della nevicata del gennaio 1963, almeno metà del territorio inquadrato appartiene a Camporosso (IM). Ma allora forse non lo sapevo ancora, perché da bambini e da adolescenti non si era molto attenti alle questioni topografiche. Insomma, ho abitato in quella parte di Nervia di Ventimiglia (IM), fronteggiata da ogni parte da Camporosso.

Camporosso Mare. Oggi con la passerella della pista ciclopedonale, che attraversa il torrente Nervia, sarebbe più comodo recarsi in quella spiaggia, come abbiamo fatto tante volte in quegli anni.

E mio padre ci spiegava la funzione dei pioppi vicino ai corsi d’acqua.

Si passava da questo tunnel. Tra Via Aurelia, stazione di servizio (allora più piccola) e massicciata della ferrovia c’era uno spiazzo, dove, come mi é stato ricordato di recente, giocavamo e ci affrontavamo, ragazzini delle due sponde.

Rammento solo ora il pomeriggio della Pasquetta dei miei dodici anni, trascorsa più in basso, verso il mare, a tirare calci al pallone su di una strada non ancora asfaltata. Solo che, a parte mio fratello, ero il più piccolo della brigata. A conferma mi basta sottolineare il fatto che qualcuno era arrivato con una moto Ape, con la quale in diversi provammo l’ebbrezza di essere scarrozzati, seduti nel vano portaoggetti, su e giù, sul posto!

Trascuro l’aspetto campeggi, situati verso la foce…

Trascuro la provinciale, dove c’era la distilleria e lungo la quale abitavano tanti compagni di giochi e tanti conoscenti…

Camporosso Braie, in sponda sinistra del Nervia. Di questa vasta zona, che del resto spicca nella prima, soprastante immagine d’antan, faccio vedere solo il lembo settentrionale, in modo da scorgere il ponte dell’Amicizia e, più in lontananza, il centro principale di Camporosso.

Nelle Braie sorgeva una volta un campo d’aviazione, che meriterebbe, già solo sotto il profilo dei ricordi personali, un discorso tutto suo.

A sinistra, salendo, del ponte dell’Amicizia, l’altura di Seborrino. La casa di famiglia dei nostri amici di allora c’é ancora. Qui sopra é raffigurata la strada di accesso per chi ci si reca con i mezzi, dopo aver percorso un buon tratto di Strada degli Olandesi. Si andava e veniva a piedi lungo la provinciale di Val Nervia, in certe domeniche. Poi, ci si inerpicava. Quanti giochi diversi dal solito in campagna! E come erano buone le more di gelso!

Sempre a sinistra, ma dell’Oratorio dei Bianchi, in prossimità del centro storico di Camporosso, uno spicchio della casa (o forse é un’altra ancora più indietro?), dove c’era la “cantina” del compagno di scuola per andare a ballare: ma ormai mi avvicinavo ai vent’anni…

Uno scatto qualsiasi relativo a Piazza Bosio Adorni. Avrei voluto concludere con la fotografia di una volpe incatenata dallo sguardo triste, ma in casa é stata persa tanto tempo fa. Credo di avere avuto cinque anni quando ho visto quell’animale. Se la memoria mi sorregge in quel caso ho visto anche il primo riccio della mia vita. Il coetaneo che era con  me – e con le rispettive famiglie – questi aspetti non li rammenta, ma neppure che a Camporosso ci eravamo fermati di ritorno da Dolceacqua, dove suo padre era, dopo una leggera operazione, ancora ricoverato in clinica…

E la volpe? Solo pochi anni fa ho casualmente saputo che era una (triste!) specie di attrazione di un commerciante ambulante del paese, che la teneva legata al banchetto.

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