Moehringia sedifolia

Moehringia sedifolia
AREALE E CENNI ECOLOGICI – I dati sicuri su questa specie riguardano la provincia di Imperia (ad est fino alla media valle Argentina), quella di Cuneo (rilievi calcarei in val Gesso e val Grana), i dipartimenti delle «Alpes-Maritimes», «Var» (solo a settentrione) e «Alpes de Haute Provence» (solo nella parte sudorientale). Cfr. BURNAT (1892), BONO (1966), MONDINO (1958, 1961), LAURENT (1937), BREISTROFFER (1965).
Si tratta indubbiamente di uno degli endemismi a distribuzione più ampia: a mio giudizio però va considerato «proprio» delle Alpi Liguri e Marittime in quanto gli sconfinamenti al di là di questo settore si riducono a poche stazioni limitrofe; inoltre il baricentro dell’areale è situato indiscutibilmente tra le valli Roia e Vésubie. BARBERO (1967 a) fornisce notizie imprecise sull’areale di Moehringia sedifolia, indicandone come confini «orientali» (!) «les escarpements rocheux du Verdon à Moustiers-Ste-Marie» e come limiti orientali «la région de Voltri et de Noli», dove la specie crescerebbe con Silene salzmannii (Silene tyrrhenia, cfr. JEANMONOD e BOCQUET, 1983), Campanula isophylla e Saxifraga cochlearis. In realtà i centri abitati di Noli (Savona) e Voltri (Genova) distano tra loro una quarantina di km, e se la presenza di Moehringia sedifolia a Capo Noli risulta anche da una nota manoscritta di Penzig in DE NOTARIS (op. cit.) (sarebbe comunque opportuna una riconferma), essa è viceversa da escludere nella zona di Voltri, che è il regno delle serpentine. Inoltre Barbero traccia su un’apposita cartina l’areale della specie, facendolo terminare a oriente in corrispondenza della valle Argentina ed escludendo quindi le province di Savona e di Genova.
In PIGNATTI (1982) la specie è indicata in Liguria; sulla cartina della distribuzione regionale va aggiunto il Piemonte.
Moehringia sedifolia vegeta nelle fessure minime delle rupi calcaree; indifferente all’esposizione ma meno frequente a sud, presenta un optimum nel piano montano, pur potendosi rinvenire tra 450 m (rocce presso Fontan in val Roia) e 2100 m (Cime de Chanvrairée: cfr. MADER, 1905).
Note – BURNAT (1892) distinse una varietà tendae identificabile per l’aspetto complessivo più gracile, una frequente glaucescenza, le foglie lievemente più lunghe, meno carnose, a volte filiformi. Questa varietà venne accettata anche da GUINOCHET e DE VILMORIN (1973); il suo valore sistematico, tuttavia, mi lascia perplesso in quanto gli esemplari con queste caratteristiche da me osservati, vivevano per lo più sulle pareti strapiombanti di balme (grotticelle alla base di rupi), in condizioni edafiche quasi esiziali; nei pressi, in microambienti difficili ma non critici, erano presenti esemplari normali; questo habitus, pertanto, potrebbe configurarsi come un semplice aspetto fenotipico indotto da condizioni severissime per la vita.
Moehringia sedifolia ostenta doti di frugalità estreme: è l’unica spede, a quanto ho potuto constatare, in grado di tollerare le condizioni stazionali tipiche di Primula allionii, in contiguità della quale l’ho notata frequentemente. Si difende contro l’eccessivo tenore di ioni calcio nelle (scarse) soluzioni circolanti, elaborando un’enorme quantità di ossalato di calcio che incrosta fusti e foglie (salvo le estreme).
Moehringia sedifolia è stata considerata da QUÉZEL (1950 a) caratteristica del Primuletum allionii. Non posso condividere questa scelta in quanto solo una grande plasticità ecologica le consente di coesistere con Primula allionii: in realtà Moehringia sedifolia si rinviene anche in altre condizioni stazionali, convivendo con varie casmofite. A mio giudizio le deve quindi essere riconosciuto tutt’al più un ruolo di caratteristica di alleanza (Saxifragion lingulatae).
Enrico Martini <Istituto Botanico «Hanbury»-Università di Genova>, Lineamenti geobotanici delle Alpi Liguri e Marittime: endemismi e fitocenosi, eScholarship/Biogeographia. The Journal of Integrative Biogeography 9:51-134, 1984, pp. 65-67

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