Memorie leggere di vecchie Battaglie di Fiori

14 giugno 1955

Mi piace in effetti riportarmi alla memoria momenti delle vecchie Battaglie di Fiori di Ventimiglia (IM), che in qualche modo ho vissuto, con fotografie di prima e dopo i singoli eventi. E non solo perché sono quasi le uniche immagini che detengo come documenti di famiglia.

Sempre 14 giugno 1955

Emergono tante sensazioni di vecchie emozioni. Come quella relativa al fratellino, che, a due anni, si illudeva di scattare vere immagini con l’astuccio della Nettar di papà.

Passano da Nervia di Ventimiglia (IM) i carri di Bordighera e di Vallecrosia: 5 giugno 1960
Sempre Nervia, 10 giugno 1962

Saltano agli occhi di chi vive in questi luoghi anche molteplici modifiche di assetto urbano, avvenute con il tempo.

A Nervia, periferia di levante di Ventimiglia, dove sono nato, dove abbiamo abitato dal 1956 al 1971 e dove insistono altre pregresse memorie di famiglia, soprattutto legate alla collina di Collasgarba, per molti anni operava la compagna “Cheli de Nervia”, veramente molto bravi.

Non riesco più ad individuare – volendo fare una debita eccezione all’assunto iniziale – sull’ormai storica pubblicazione, dedicata alle Battaglie di Fiori d’antan, la fotografia di metà degli anni 1930, dove appare in un gruppo di carristi, assisi sul loro lavoro, lo zio Maini, scomparso nella tragedia della guerra in Russia.

Detengo, invece, una fotografia dello zio materno – ancora ragazzino – su di un carro di Bordighera dei primi anni 1950.

Lo zio che fu molto attivo con “I Galli del Villaggio”, compagnia che deve il suo nome ai Gallinai, di cui ho già scritto. Una compagnia che non superò i vent’anni di presenze, ma che fu tra le migliori mai apparse, come ricorda Renato Ronco nell’appena uscito 2° libro dedicato – a cura di Pier Rossi – ai ricordi di Bordighera.

E l’unica volta che ho collaborato a preparare l’infioratura di un carro, inserendo chiodi, detti spilloni, nei garofani, l’ho fatto per i Galli.

Sotto la “Villa”

E sempre ai Gallinai tante volte abbiamo giocato – io e i miei amici del posto – sui carri messi in deposito, ormai troncati delle parti in altezza per farli passare “sotto la Villa”, con i fiori – a estate inoltrata! – tutti avvizziti, anche allargando cunicoli nel sottostante muschio sagomato con reti metalliche intorno alle intelaiature, con il rischio di graffiarsi con i chiodi ormai arrugginiti.

Certo, appena finita la singola Battaglia, i garofani erano ancora freschi e profumati, per carri che venivano lasciati per alcuni giorni davanti al Municipio di Ventimiglia, in modo che tutti potessero ammirarli al meglio e, volendo, scattare fotografie.

Non ho detto della tradizione, che risale alla fine anni 1920; dell’unicità di questi carri, infioratura a mosaico con copertura pressoché completa di garofani; del perché del nome Battaglia: vale a dire l’uso di gettare dai carri al pubblico e viceversa per alcuni giri di esibizione garofani non “spillonati”!;  del fatto storico che per decenni i garofani bastava raccoglierli (così anche per il muschio!) tanto grande ne era in zona la produzione; che i costi dei fiori, da quando ne é cessata la larga produzione locale, sono diventati proibitivi, impedendo la manifestazione dopo il 1970 una prima volta per una quindicina d’anni, così come capita ora, dopo una lunga ripresa.

Non era quest’ultimo aspetto, invero, lo scopo delle mie – una volta di più! – leggere memorie.

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