La vita è tutta fatta come un intreccio di fili

Il professor Trucco nel suo studio di casa – Fonte: Marco Innocenti, art. cit. infra

Cesare Trucco ha insegnato a Sanremo per molti anni ma non è nativo del Ponente ligure. «Io sono venuto a Sanremo nel ’26, a quattro anni, e appena arrivato mio nonno mi ha fatto fare la fotografia dal fotografo ufficiale di Sanremo, che era Mansuino». Ricorda: «Ho trascorso il momento formativo del carattere in una specie di Eden… una bellissima casa, con il parquet nelle camere» e il pozzo, e la fontana, e un ruscelletto che scorreva fra le piante di frutta. Un luogo e un’età «dove tutti mi volevano bene ma senza smancerie, bastava un corrugamento della fronte per sapere che qualcosa non andava. Ricordo ancora gli odori, gli aromi, delle piante, dei fiori, è una cosa stupenda, stupenda…».
La passione che presto si fa dominante è quella per i libri, e subito scherza: sono irrimediabilmente malato di libridine. Adora gli scrittori della latinità, gli italiani del Rinascimento come Machiavelli e Ariosto, la storiografia letteraria di De Sanctis e Croce. La poesia non deve essere né utile, né vera, né perbene – spiegava ai suoi allievi. – Quelli sono compiti dell’economia, della storiografia, della morale. La poesia deve essere bella. «E poi pian piano sono riuscito a realizzare quello che volevo, a soddisfare questa passione di leggere tutto. Sento ancora l’odore della colla del più grande rilegatore di libri che c’era a quei tempi, Acquarone». Parla dei suoi libri come fossero incontri con persone care, ognuna con la sua storia. Rievoca il reperimento di una Divina Commedia del Casini-Barbi: «ce l’ho ancora», precisa compiaciuto.
L’attività che riempirà la sua vita sarà l’insegnamento, di ascendenza montessoriana, anche se poi passerà alle medie superiori, e molti sanremesi lo ricordano come docente di lettere, all’Istituto Tecnico Colombo e al Liceo Cassini. «Io ho incominciato come maestro e quindi questa vocazione, questo desiderio di sapere, di vivere in mezzo ai giovani, per i giovani e in favore dei giovani. Nel primo giubileo del magistero del Carducci trovi quello che è l’ideale dell’insegnante: è bellissimo». La capacità che Trucco presto rivela è quella di insegnare non in maniera nozionistica ma stimolando la voglia di imparare, proponendo brani dei classici spesso recitati a memoria (con una voce pacata, profonda, bellissima), dando con pochi tratti biografici e critici l’idea di un poeta, di un imperatore, di un saggista, di un maestro di pensiero e di vita.
«I maestri sono stati tanti: Dante, Carducci, Foscolo, Machiavelli. C’è tutta una catena che li lega. Per quanto riguarda la poesia lirica pura, Petrarca e Leopardi».
Tutto è collegato, mi dice. «La vita è tutta fatta come un intreccio di fili, siamo legati l’uno all’altro, e mai più pensiamo che una determinata situazione possa diventare lo spunto per una sterzata nella tua vita che possa lasciare un segno».
Fondamentale – e universale – è l’apporto di Dante: «Non c’è momento della nostra vita che non possa essere tradotto in un pensiero di Dante. Con certi miei alunni ci giocavo: prendete una situazione…». Poi aggiunge: «La poesia per me è il pane dell’anima, è l’integratore vitaminico dello spirito. Lo dice anche Carducci… e l’ultimo desiderio è quello di sentire la voce della poesia, lo dice in Ruit hora: “A me quando l’inverno…”».
L’altro grande amore è per il Ponente ligure. «Tornando da Torino, uggiosa, malinconica, fredda, vie strette, case alte, arrivato qua, il mare, la luce, gli odori, i profumi, i colori… Poi naturalmente i dialetti, specialmente i dialetti di Bajardo, di Apricale, il ventimiglioso, il dolceacquino… Di Bajardo ho fatto anche una poesia, l’unica poesia della mia vita, la chiamo fantasia ponentina, poiché amante della poesia come sono [non oso] chiamarla poesia».
Mi parla di Bajardo, che ha una «posizione più unica che rara, è proteso nel mare e abbracciato dalle montagne»: l’esodo dei giovani, il mistero del nome, i vulcani spenti («dicono che i druidi facessero degli altari in queste zone»), e poi «c’era un concerto, tutti gli animali notturni che si muovono, di giorno vengono i merli a beccare le bacche del cotone…».
Ritorna sul valore formativo di ogni evento, di ogni incontro: «Ed è vero che dopo una determinata esperienza non sei più quello di prima. C’è qualcosa che prima non c’era, vedi qualcosa che prima non avevi visto, hai una conferma che siamo tutti legati da un vincolo doppio». Come quando provi l’emozione della montagna, ancora un grande amore della sua vita, una vertigine e una passione, un senso di appartenenza al tutto. Sali sul Cervino, e «quando scendi in corda doppia guardi sotto, vedi i tetti delle case di Valtornanche a 2000 metri sotto di te».
Marco Innocenti, Intervista a Cesare Trucco in IL REGESTO, Bollettino bibliografico dell’Accademia della Pigna, Piccola Biblioteca di Piazza del Capitolo, Sanremo (IM), ANNO XIII N° 1 (49) SANREMO, GENNAIO/MARZO 2022
Nota: L’intervista a Cesare Trucco fu fatta nel pomeriggio del 15 luglio 2010; la sua stesura fu terminata il 2 maggio 2011, quindi pubblicata, con lievi modifiche, su La Riviera, n. 18 del 13 maggio 2011.

[ Tra gli scritti di Marco Innocenti: articoli in Mellophonium; Scritti danteschi. Due o tre parole su Dante Alighieri, Lo Studiolo, 2021; Verdi prati erbosi, lepómene editore, 2021; Libro degli Haikai inadeguati, lepómene editore, 2020; Elogio del Sgt. Tibbs, Edizioni del Rondolino, 2020; Flugblätter (#3. 54 pezzi dispersi e dispersivi), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2019; articoli in Sanremo e l’Europa. L’immagine della città tra Otto e Novecento. Catalogo della mostra (Sanremo, 19 luglio-9 settembre 2018), Scalpendi, 2018; Flugblätter (#2. 39 pezzi più o meno d’occasione), Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2018; Sandro Bajini, Andare alla ventura (con prefazione di Marco Innocenti e con una nota di Maurizio Meschia), Lo Studiolo, Sanremo, 2017; La lotta di classe nei comic books, i quaderni del pesce luna, 2017; Sanguineti didatta e conversatore, Lo Studiolo, Sanremo (IM), 2016; Sandro Bajini, Libera Uscita epigrammi e altro (postfazione di Fabio Barricalla, con supervisione editoriale di Marco Innocenti e progetto grafico di Freddy Colt), Lo Studiolo, Sanremo, marzo 2015; Enzo Maiolino, Non sono un pittore che urla. Conversazioni con Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2014; Sandro Bajini, Del modo di trascorrere le ore. Intervista a cura di Marco Innocenti, Ventimiglia, Philobiblon, 2012; Sull’arte retorica di Silvio Berlusconi (con uno scritto di Sandro Bajini), Editore Casabianca, Sanremo (IM), 2010; articolo in I raccomandati/Los recomendados/Les récommendés/Highly recommended N. 10 – 11/2013; Prosopografie, lepómene editore, 2009; Flugblätter (#1. 49 pezzi facili), lepómene editore, 2008; C’è un libro su Marcel Duchamp, lepómene editore, Sanremo 2008; con Loretta Marchi e Stefano Verdino, Marinaresca la mia favola. Renzo Laurano e Sanremo dagli anni Venti al Club Tenco. Saggi, documenti, immagini, De Ferrari, 2006 ]