Il mio cuore si gonfia per te, Terra (di Camillo Sbarbaro)

Camillo Sbarbaro – Fonte: Wikipedia

Il mio cuore si gonfia per te, Terra,
come la zolla a primavera.
Io torno.
I miei occhi son nuovi. Tutto quello
che vedo è come non veduto mai;
e le cose più vili e consuete,
tutto m’intenerisce e mi dà gioia.

In te mi lavo come dentro un’acqua
dove si scordi tutto di se stesso.
La mia miseria lascio dietro a me
come la biscia la sua vecchia pelle.
Io non sono più io, io sono un altro.
Io sono liberato di me stesso.

Terra, tu sei per me piena di grazia.
Finché vicino a te mi sentirò
così bambino, fin che la mia pena
in te si scioglierà come la nuvola
nel sole,
io non maledirò d’esser nato.

Io mi sono seduto qui per terra
con le due mani aperte sopra l’erba,
guardandomi amorosamente intorno.
E mentre così guardo, mi si bagna
di calde dolci lacrime la faccia.

Camillo Sbarbaro

Riguardo “Al mio cuore si gonfia per te terra” di Sbarbaro occorre dire che la raccolta che la ospita, Pianissimo, riveste in una forma storicamente improvvisa, nel 1914, un ruolo decisivo di snodo introduttivo del Novecento non solo letterario ma culturale, rilevato prima da Boine e poi da Montale, oltrepassando ormai l’antidannunzianesimo militante dei crepuscolari e dei futuristi per approdare a una poesia nuova definita come si sa anche pura nel rapporto lingua esistenza di scavo e di riflessione dentro al laboratorio del proprio Io.
[…] Due sono le poesie sulla Terra nel libro Pianissimo e tutt’e due vanno a concludere le due sezioni che lo formano. Sono versi, come dire, di idillio e di confidenza, che un po’ consolano la lunga confessione delle altre ventisette poesie di sommesso canto dell’estraneità e di vera e propria reificazione, ovvero il sentirsi cosa anaffettiva nell’ambito umano e sociale contemporaneo inutilmente brulicante nella città, la città finalmente protagonista alla maniera dell’amato camminatore, flaneur Baudelaire. Testimonia Lorenzo Polato studioso fedele e appassionato di Sbarbaro: «…In questo che è un vero inno di benedizione alla terra l’incontro con la natura è cantato come un ritorno, celebrato come atto di rigenerazione in cui si realizza il desiderio di essere <<un altro>>…La natura…è per Sbarbaro non una fuga, ma piuttosto la ricerca di un radicamento profondo nella terra…».
Avvertiamo un dinamismo sintattico nell’evoluzione delle proposizioni, come un avvitamento, che da un incipit psicosomatico il mio cuore si gonfia per te…I miei occhi sono nuovi arrivano al traguardo finale di un contatto fisico Io mi sono seduto qui per terra / con le due mani aperte sopra l’erba che corrobora la persona del poeta guardandomi amorosamente intorno fino a produrre le frequentissime lacrime sbarbariane che in particolare qui non hanno nulla di depresso ma sono calde e dolci accompagnano appunto le tappe della rigenerazione, a volte di tono palesemente religioso in te mi lavo come dentro un’acqua…Terra tu sei per me piena di grazia a volte freudianamente terapeutico La mia miseria lascio dietro a me / come la biscia la sua vecchia pelle. / Io non sono più io, io sono un altro. / Io sono liberato di me stesso. Insomma la natura non è un’idilliaca alterità, una via di fuga dal mondo, come denuncia anche Leopardi tra poesie e Operette e come invece predicavano certe buffe utopie di qualche decennio fa, ma un ripasso anche corporale dei fondamentali della vita, una revisione ecologica per rendere più sopportabili le nostre e le altrui angherie; e alla fine, come dice il poeta, guardandomi amorosamente intorno solo così ritornare al mondo, da dove, come ognuno sa, ancora leopardianamente, non si scappa. […]
Roberto Milana, Pianissimo di Camillo Sbarbaro, Biblioteca Elio Pagliarani

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