I fogli clandestini, passando di mano in mano, venivano letti da un numero molto elevato di persone

La stampa clandestina del 1943-1945 – quella cioè prodotta e diffusa senza autorizzazioni da gruppi e organizzazioni ritenute illegali dal governo fascista di Salò – è stata, grazie alla rete di stampatori e distributori che ne garantirono l’esistenza, una delle più significative forme di partecipazione attiva alla rivolta civile contro il nazismo e il fascismo, divenendo inoltre una delle testimonianze (e delle fonti) più immediate della Resistenza, della lotta armata e dei contrasti politici, ma anche della formazione di programmi sociali e della formulazione di giudizi storici <1.
Viene qui presa in considerazione la stampa clandestina periodica e gli opuscoli in generale – si escludono perciò volantini, manifesti, proclami, decreti dei CLN – pubblicati in Italia nel periodo che intercorre tra il 25 luglio 1943 e il giorno della Liberazione (ovviamente diverso a seconda delle località), includendo anche i fogli usciti nell’ambigua situazione di «semiclandestinità» dei Quarantacinque giorni badogliani <2. L’utilizzazione dei termini necessita però di una doverosa precisazione: stampa, periodico, giornale verranno utilizzati per indicare fogli periodici, o che aspiravano – spesso ridotti al numero unico dalla contingenza – alla periodicità, e che venivano riprodotti non solo tipograficamente, ma anche con il ciclostile, la macchina da scrivere o addirittura a mano. La produzione e la distribuzione della stampa clandestina corrisposero alle diverse fasi della lotta partigiana: una prima grande diffusione dall’8 settembre a tutto il dicembre 1943, nel periodo della formazione delle bande e dei primi rastrellamenti, una seconda nel settembre-ottobre 1944, dopo l’offensiva dell’estate, e infine una terza nella primavera del 1945, con la ripresa delle iniziative partigiane. I rallentamenti e il rigoglio della stampa clandestina erano quindi strettamente legati alle controffensive nazifasciste e dipendevano dagli arresti e dalle deportazioni che ne derivavano. La
produzione era inoltre fortemente limitata dalle condizioni estreme in cui veniva effettuata la stampa – solo gli organi di partito potevano disporre di vere e proprie stamperie clandestine -, in luoghi spesso non coincidenti con quelli di redazione e composizione, con gravi difficoltà nel reperimento della carta, dei piombi e dell’inchiostro, mentre la distribuzione si basava sull’efficace ma precario sistema a «raggiera» fondato sull’abnegazione e l’impegno delle staffette.
Nonostante i numerosi ostacoli tecnici e logistici, la tiratura effettiva di ogni testata veniva potenzialmente decuplicata grazie al fatto che i fogli clandestini, passando di mano in mano, venivano letti (e, talvolta, ulteriormente riprodotti) da un numero molto elevato di persone.
Dal punto di vista geografico la stampa resistenziale venne prodotta quasi esclusivamente nel Centro-Nord, dove il prolungarsi dell’occupazione nazifascista consentì ai partiti e alle formazioni di organizzarne la rete di distribuzione.
Non si deve però dimenticare che nel Regno del Sud vigeva una rigida censura sulla stampa, controllata dallo Psychological Warfare Branch, che vietava la pubblicazione dei giornali «sgraditi» al Comando alleato: mentre i giornali «indipendenti» diventavano organi di propaganda degli Alleati, le testate antifasciste subivano tagli pesantissimi e, nel peggiore dei casi, venivano addirittura chiuse <3.
All’interno di una produzione così vasta e variegata, seppur con le dovute cautele e le necessarie generalizzazioni, è possibile operare una sommaria distinzione tra stampa partigiana (o di montagna), espressa cioè dalle singole formazioni <4, che è soprattutto «stampa di informazione» e stampa politica (o di città), emanata cioè dalle direzioni dei partiti, che si presenta come «stampa di orientamento».
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4.3. Repertori a stampa e cataloghi
A tutt’oggi, il miglior strumento di ricerca per chiunque voglia studiare la stampa della Resistenza è il saggio bibliografico La Resistenza in Italia. 25 luglio 1943-25 aprile 1945 (Milano, Feltrinelli), uscito nel 1961 grazie al lavoro di Laura Conti. Come si legge nella nota introduttiva, la bibliografia consiste nella descrizione del materiale acquisito <34, raccolto e ordinato negli archivi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ammonta, tra originali e fotocopie, a «circa cinquemila tra manifestini, opuscoli, e numeri di periodici stampati alla macchia nel periodo che va dal 25 luglio 1943 al 25 aprile 1945» e disponibile per la consultazione degli studiosi direttamente o su microfilm.
Per quanto riguarda i criteri di sistemazione, il materiale si presenta diviso in due parti. La prima, suddivisa in stampa periodica e non periodica, comprende la produzione a stampa del CLN e del CVL, del PCI, del Pd’A, della DC, del PLI, del PSIUP, della Giunta d’intesa Partito comunista italiano e Partito socialista italiano di unità proletaria, del Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e la libertà, dei Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà, del Movimento sindacale, delle formazioni brigate del popolo, Fiamme verdi, Garibaldi, Giustizia e libertà, Mameli, Matteotti, Mazzini, e delle Formazioni autonome.
La seconda, invece, comprende la stampa del Movimento dei cattolici comunisti, del Movimento federalista europeo, del Partito comunista internazionalista, del PLI, del PRI, quella della Venezia-Giulia e Dalmazia, dei rifugiati e resistenti all’estero, della propaganda alleata, della Chiesa cattolica. Conclude la raccolta la stampa varia: di movimenti politici minori e di non identificata appartenenza politica.
Il saggio presenta, per agevolare la ricerca, degli indici «particolari»: indice alfabetico delle testate dei periodici, indice alfabetico della stampa non periodica, indice geografico, indice della stampa bilingue o in lingua straniera, delle formazioni militari, delle categorie, degli autori, dei partiti e gruppi minori.
Come si è già accennato, l’importante lavoro di Laura Conti è stato ampliato e rielaborato da un gruppo di lavoro la cui attività è confluita nel volume Resistenza e Costituzione. Catalogo delle fonti conservate presso la Biblioteca e l’Archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 1998). Il materiale «contiano» è stato completamente rivisto e arricchito con quanto è stato acquisito nei decenni, ma è stato comunque riproposto nelle originali suddivisioni. Grazie alle tecnologie informatiche <35, sono stati aggiunti gli indici dei nomi di persona, dei luoghi geografici e degli organismi citati.
L’Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione in Italia (ora Istituto lombardo di storia contemporanea) ha curato e promosso nel 1989 la pubblicazione della Bibliografia dei giornali lombardi della Resistenza. 25 luglio 1943-25 aprile 1945 (Milano, Bibliografica). Si tratta di una bibliografia critico-analitica dei 147 giornali clandestini che vennero redatti e/o stampati in Lombardia tra la metà del 1943 e la Liberazione. L’accurato lavoro dei compilatori si è basato sull’esame diretto di ogni testata e di ogni numero reperito, presentati in ordine alfabetico attraverso schede che forniscono la descrizione fisica, un profilo sintetico dei contenuti e degli orientamenti politici del giornale, le informazioni relative alla reperibilità degli originali, in ristampe o in raccolte. Il volume è corredato di un indice dei nomi citati nel testo.
Un altro utile strumento di ricerca, benché datato, è il Catalogo della stampa periodica delle biblioteche dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e degli Istituti associati. 1900/1975, pubblicato a cura di Francesca Ferratini Tosi, Grazia Marcialis, Loris Rizzi e Annamaria Tasca nel 1977 (Milano, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia). Ogni periodico viene descritto analiticamente e in ordine alfabetico con titolo, sottotitolo ed eventuali variazioni, località di edizione. Nel catalogo, la stampa clandestina – categoria nella quale vengono fatti rientrare i periodici antifascisti pubblicati in Italia dalle «leggi eccezionali» alla data della Liberazione dei singoli luoghi di pubblicazione – è schedata numero per numero e ogni descrizione è seguita dalle sigle delle biblioteche in cui è collocato il periodico. Il volume è completato da un indice alfabetico dei giornali.
Un esempio significativo di quanto conservato presso le emeroteche degli Istituti per la storia della Resistenza, spesso in reprint, è costituito dal Catalogo della stampa periodica dell’Istituto storico della Resistenza in provincia di Novara, uscito nel 1984 a cura di Elda Cavigiolo e Mauro Begozzi presso il Centro stampa della provincia di Novara.
Nel volume curato da Simone Neri Serneri dedicato al partito socialista nella Resistenza <36 si trova un catalogo della stampa socialista clandestina, preceduto da una saggio del curatore. Lo studio è corredato dall’indice alfabetico delle pubblicazioni, articolato in Periodici e numeri unici e Opuscoli. Una nota tecnica illustra l’impostazione per schede del catalogo, ciascuna corrispondente alla testata di un giornale, seguita dal sottotitolo e dalle eventuali varianti, e da altre indicazioni editoriali.
Le schede si concludono con le sigle delle biblioteche dove è possibile reperire il periodico segnalato.
Nell’«Annale» della Fondazione Istituto Gramsci, III (1991), è stato pubblicato, a cura di Claudia Ciai e Fiamma Lussana, con prefazione di Nicola Tranfaglia, il catalogo I periodici della Resistenza presso la Fondazione (1943-1945).
Tra i cataloghi bibliografici si segnala poi la Bibliografia dei periodici del periodo fascista 1922-1945 posseduti dalla Biblioteca della Camera dei Deputati, a cura di Dora Gulli Pecenko e Laura Nasi Zittelli (Roma, Camera dei deputati, 1983), che include «tutte le pubblicazioni edite nel periodo 1922-1945 in Italia e nelle colonie italiane», ad eccezione – come viene annotato – della stragrande maggioranza dei «periodici (…) fondati nell’Italia centro-settentrionale ancora occupata dai tedeschi».
Si ricorda infine, frutto di un’iniziativa promossa dalla Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna, il volume, curato da Rosanna De Longis, La stampa periodica delle donne in Italia. Catalogo 1861-1985, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1986. Le pubblicazioni periodiche, che sono presentate analiticamente in ordine alfabetico, con l’indicazione di titolo, sottotitolo, periodicità e localizzazione nelle biblioteche italiane, sono poi ordinate nell’indice cronologico, all’interno del quale si può individuare la produzione 1943-1945.
1 Luoghi privilegiati di conservazione e consultazione dei fogli clandestini della Resistenza, in originale, ristampa o microfilm, sono le emeroteche dei circa sessanta Istituti per la storia della Resistenza sparsi sul territorio italiano, in primo luogo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Notizie precise e dettagliate sugli archivi, le emeroteche, l’attività scientifica – pubblicazioni, convegni, seminari – degli Istituti si trovano nel volume Resistenza e storia d’Italia. Quarant’anni di vita dell’Istituto nazionale e degli Istituti associati. Annuario 1949-1989, a cura di G. GRASSI, Milano, Franco Angeli, 1993, nonché su «Italia contemporanea» e sui periodici pubblicati dagli Istituti associati. Si vedano inoltre, in questo stesso volume, G. GRASSI, L’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e gli Istituti associati e, nel terzo volume di questa stessa opera, G. SOLARO, Gli archivi dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea.
2 Il governo Badoglio infatti – come scrive L. MERCURI, Antologia della stampa clandestina 1943-1945, s.l., s.e. [Roma, Elengraf ], 1982 (Quaderni della FIAP 41), p. 19 – anche se «aveva abrogato la prassi delle “veline” non aveva cancellato le limitazioni del diritto d’espressione» e aveva conservato l’apparato di censura. Di fatto vietò la stampa e la diffusione di qualsiasi pubblicazione che contravvenisse alla linea del governo militare.
3 È il caso di «La Barricata», pubblicato a Napoli durante le Quattro giornate, e di «Italia libera» di Avellino, chiuso per le polemiche antimonarchiche. V., a questo proposito, il paragrafo dedicato ai mass media nella voce curata da G. CHIANESE, Il Regno del Sud, in E. COLLOTTI – R. SANDRI – F. SESSI, Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2000, pp. 88-90.
4 È difficile distinguere la produzione a stampa nata da iniziative spontanee e quella influenzata dai commissari politici, anche perché spesso non compare il nome dei redattori di articoli e commenti, talvolta invece celati dietro pseudonimi e nomi di battaglia.
34 Le maggiori raccolte contenenti materiale a stampa sono quella dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, quella dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano, la raccolta di Trento presso il Museo del Risorgimento e della lotta per la libertà (benché il materiale sia limitato) e alcune raccolte romane, come quella del Museo storico della Liberazione di via Tasso e quella della Fondazione Istituto Gramsci, entrambi di Roma (v. L. CONTI, La stampa clandestina della Resistenza in una raccolta documentaria, in «Il Movimento di liberazione in Italia», 1960, 58, pp. 3-23, che illustra i criteri utilizzati e le difficoltà incontrate nel corso della ricerca).
35 Nella nota redazionale si accenna inoltre a un progetto: il catalogo sarà «messo a disposizione degli utenti presso il sito Internet della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (indirizzo web: www.feltrinelli.it/fondazione.html) e, su richiesta, riprodotto su floppy disk (in formato ASCII e/o in ambiente word-processor)».
36 Il Partito socialista nella Resistenza… citata.

Daria Gabusi, La stampa della Resistenza, in Claudio Pavone (a cura di), Storia d’Italia nel secolo ventesimo. Strumenti e fonti, vol. II, Istituti, musei e monumenti, bibliografia e periodici, associazioni, finanziamenti per la ricerca, Ministero per i beni e le attività culturali, Roma, 2006

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