Cravasco (di Edoardo Firpo)

Fonte: ANPI Genova

Quel sentiero di capre
fra nudi stecchi e spine
che verso la cima si scaglia,
è la strada che hanno battuto
in quel tetro mattino.
Piangevano anche i sassi;
piangeva anche l’acqua nel buio
al fondo dei canaloni…
Mi pare di sentire i loro passi
lugubri come un tamburo,
lenti, che scivolano indietro
col mutilato sulle spalle;
li vedo cadere, rialzarsi…
perché stanno su se fra poco
cadranno tutti lassù? …
Hanno chiamato Dio in aiuto
con ogni colpo del cuore,
per loro, per la madre, per i figlioli,
ma il filo si è fatto più corto
e la raffica al fine lo ha spezzato.
Perché nelle grandi ingiustizie
Dio è sempre lontano?
E cerco attorno ai miei passi
se un segno fosse rimasto;
non ci sono che i pochi fiorellini
che sul sentiero ci hanno lasciato,
poi uno straccio di foglia
secca che sbatte a una rama…
Dunque il dolore si perde
come la sabbia nel vento? …
Ma nella grande pace dei monti
si sente l’eco dell’acqua
lontano che li chiama, che li chiama.
Edoardo Firpo

[…] L’eccidio di Cravasco ha visto solo il 5 novembre 1999 giustizia con una condanna da parte del Tribunale Militare di Torino nei confronti del Tenente Colonnello delle SS Sigfrid Engel, allora comandante della Polizia di sicurezza.
Lasciarono qui le loro giovani vite dopo un atroce calvario: Oscar Antibo, nato a Savona il 12 febbraio 1918, Giovanni Bellegrandi, nato a Biella nel 1919, Pietro Bernardi, nato a Duermenz (Germania) il 14 marzo 1910, Orlando Bianchi, nato a Biella il 31 agosto 1888, Cesare Bo nato a Genova il 19 settembre 1900, Virginio Bignotti, nato a Biella il 31 agosto 1888, Pietro Boido, nato a Nizza Monferrato il 12 dicembre 1914, Giulio Campi nato a La Spezia il 15 agosto 1891, Gustavo Capitò, nato a La Spezia il 7 febbraio 1897 (Medaglia d’Argento al V.M.), Giovanni Carù, nato a Ferno (Varese) il 22 dicembre 1912, Cesare Dattilo, nato a Cogoleto 1’11 settembre 1921, Giacomo Goso, nato a Bardineto il 4 agosto 1895, Giuseppe Malinverni, nato a Ge-Rivarolo l’8 aprile 1925, Nicola Panevino, nato a Carbone (Potenza) il 13 luglio 1910, Renato Quartini, nato a Ronco Scrivia il 27 settembre 1923 (Medaglia d’Oro al V.M.), Bruno Riberti, nato a Migliarino (Ferrara) il 6 novembre 1926, Ernesto Salvestrini, nato a Marina di Massa nel 1923 […] Concludiamo con le parole della poesia scritta dal famoso poeta genovese Edoardo Firpo, che rievoca con immediatezza e rende incredibilmente vivi quei tragici momenti, quel sangue versato per nostra libertà e democrazia […]
Redazione, A Cravasco per ricordare, Patria Indipendente, 22 maggio 2005

La diseguale attività poetica di Firpo si colloca al culmine di questa « crisi »: oscillando tra un bozzettismo tipicamente dialettale e la velleitaria ricerca di un aggancio con le poetiche novecentesche della lirica ligure in italiano, la produzione del poeta, emarginato in vita e poi oggetto di una rivalutazione postuma addirittura ingombrante, è esemplare della tensione centripeta che interessa nel Novecento la letteratura dialettale italiana, che aspira tutto sommato a rivolgersi a un pubblico – e a una critica – essenzialmente extralocale, proponendo un ventaglio di contenuti e un repertorio di immagini in sostanziale allineamento con l’idea di dialettalità – tra gioco faceto ed estenuato lirismo – che appare sempre più accreditata a livello nazionale.
Anche le scelte linguisticamente italianizzanti del poeta si collegano così a un processo di standardizzazione e devitalizzazione delle regionalità che trova ideale completamento nell’attività teatrale di Gilberto Govi (1885-1966), divulgatore, in virtù della propria innegabile versatilità artistica, di una genovesità di maniera appoggiata più a giochi di cadenze e di mimica che a una consistente e corposa dialettalità.
Fiorenzo Toso, Profilo di storia linguistica di Genova e della Liguria. I progressi dell’italianizzazione e la reazione regionalista in La letteratura in Liguria fra Ottocento e Novecento – Storia della cultura ligure (a cura di Dino Puncuh), Società Ligure di Storia Patria – biblioteca digitale – 2016

A Pacòt Pasolini, spostandosi in Liguria, associa Edoardo Firpo, ideatore di una poetica propria. Entrambi scrivono infatti in un clima da secondi pascoliani, che si afferma nei dialetti intorno al ’30. Anche in Liguria non c’é una forte tradizione locale, essendo i predecessori popolari dei pascoliani o dei naturalisti, senza risultati poetici di rilievo. I due sono quindi accomunati, nelle loro prime opere dal “senso di libertà, la lieta sorpresa sempre presente dell’usare il dialetto con una dignità pari a quella dell’italiano letterario” affermatosi dopo Pascoli, i crepuscolari e “La Voce”.
Le “penombre romantiche” sono meno raffinate, meno simboliste, in Firpo, che a Pasolini sembra dotato di maggior forza poetica perché più ingenuo. Inevitabile tuttavia il confronto con la grande poesia in lingua che la riviera ligure ha dato all’Italia per evindenziare meglio i limiti, i ritardi, le peculiarità di Firpo.
Con Mario Novaro “Condividerà quella struttura necessaria che è il paesaggio e l’asprezza della parola. Gli manca di Sbarbaro la vastità della disperazione che come una cassa sonora sdoppia i suoni della Genova notturna, li rifrange in un cosmo nemico, e di Montale gli manca la capacità di quella ‘fulgurazione conoscitiva’ (di cui parla il Contini) che divinando il passato fa dei momenti e delle cose ‘liguri’ dei fantasmi consolatorii, dei fenomeni carichi di significato assoluto: assolutezza che non si rinviene in Firpo, in cui i fenomeni sono soltanto fenomeni”.
Ma il dialetto, secondo Pasolini, è ciò che soccorre Firpo, dando forza “istintiva”, “assolutezza” alla sua poesia, perché restituisce “dati descrittivi lasciati totalmente al loro stato naturale”.
L’evoluzione poetica di Firpo è data, cioé, dall’abbandono del commento, che non inquina più di prosa i suoi versi.
Una sorta di critica delle varianti continiana è usata da Pasolini come strumento di analisi per provare questo dato evolutivo, potendosi constatare come, in due lezioni pubblicate in raccolte differenti, il poeta abbandoni gli elementi esplicativi, per lasciare in sospeso, più ambigua, la poesia.
Gesualdo Maffia, Pasolini critico militante. Da passione e ideologia a empirismo eretico, Tesi di laurea, Università di San Paolo del Brasile, 2018

Edoardo Firpo (1889-1957), è stato un poeta e pittore genovese. La poesia di Firpo, strettamente legata alla terra ligure e alla lingua genovese, è tutta compresa nelle raccolte poetiche O grillo cantadö (“Il grillo cantatore”, 1931); Fiore in to gotto (“Fiore nel bicchiere”, 1935); Ciammo o martinpescòu (“Chiamo il martin pescatore”, 1955); Tutte le poesie (post., 1978). Convinto oppositore del fascismo, dedica ai partigiani la poesia Sant’Antonio, che è riportata in una targa sulla chiesa omonima, a breve distanza dal cimitero monumentale di Steglieno, il più grande d’Italia, che accoglie le spoglie dei partigiani caduti in terra genovese.
Maria Teresa Venturi, Nota 253 in Pier Paolo Pasolini e la lingua della modernità, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2018

Edoardo Firpo: l’opera poetica completa è raccolta in Tutte le poesie, a cura di B. CICCHETTI ed E. IMARISIO, Genova 1978; utili per lo studio dei rapporti con la tradizione i suoi saggi su La poesia dialettale genovese, a cura di B. CICCHETTI ed E. IMARISIO, Genova 1981; il Diario del poeta è stato pubblicato a cura del Consiglio Regionale della Liguria, in due volumi più indice, nel 1982; antologie: O grillo cantadô e altre poesie, Torino 1974²; Çigäe, a cura di V.E. PETRUCCI e C. VIAZZI, Milano 1968; Poesie e diari, a cura di F. CROCE, Genova 1982; si segnala anche la recente riedizione di Ciammo o martinpescòu, a cura di F. DE NICOLA, Recco 1997.
Fiorenzo Toso, Nota bibliografica, art. cit.

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